|
di
Mirella Serri
“Ma cosa ha fatto a mia
figlia?”. “Solo un gioco che farei con le mie stesse figlie”.
Sarà. Ma la 14 enne Harriet era stata stesa a forza sul divano, con le gonne
sollevate, un cuscino in faccia e “violentemente deflorata”- lei stessa lo
aveva riferito ai giudici - dal padrone giocherellone. Però Harriet aveva
commesso un paio di errori. Innanzitutto rifiutando il risarcimento che le
era stato proposto e poi intonando una canzoncina audace a una festicciola.
Mal gliene incolse. Aveva gettato ombre sulla sua reputazione e questo pesò
sul verdetto finale. Ma forse il processo per lei sarebbe andato lo stesso
in malora. Alla fine dell’800, quando la domestica Harriet perde la causa,
la domanda che circolava nei tribunali era: “E’ possibile per un uomo solo
violare una donna contro la sua volontà?”. No, era il responso. Persino se
“su cosce e seno si rinvengono tracce di lotta”: infatti alle gentildonne di
solito “piace dar prova di resistenza prima di cedere”, sostenevano gli
esperti forensi. Per difendersi erano poi dotate di “potenti muscoli
pelvici”.
Questa rappresentazione di signore e signorine connotate da una porta ben
serrata, impossibile da spalancare, è una delle immagini che più fioriscono
intorno agli abusi sessuali, a partire proprio dalla metà del XIX secolo. La
ritroviamo un po’ dovunque in Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia: a
inseguire nel tempo e nei vari continenti i ‘miti’, i luoghi comuni che
avvolgono la vera storia dello “Stupro” è la studiosa Joanna Burke. In un
bellissimo excursus sulla “Violenza sessuale dal 1860 a oggi” (in uscita
dalla Laterza) affronta l’argomento più discusso e al contempo più
inafferrabile e misterioso, da sempre annegato in un mare di credenze e di
interpretazioni opinabili. Quali sono, dunque, i miti più diffusi ancora
oggi sulle vittime di indesiderati appetiti? Quali i pregiudizi sulle prede
di lupi e orchi affamati?
L’accusa di essere “mendaci” morde attualmente ragazze, mature signore,
persino bambini ritenuti pronti a gettar fango sugli innocenti. Le
motivazioni? L’invenzione di uno stupro può essere tanto originata
dall’“invidia del pene”, singolare tesi in voga a partire dagli anni
Quaranta, quanto dal desiderio di vantaggi pecuniari. Nel 2001, commentando
le cifre degli indennizzi stabiliti in Gran Bretagna - 11 mila sterline di
risarcimento a cui si potevano aggiungerne 1.000 per un naso rotto, 4.400
per un femore fratturato e così via in una galleria di occhi pesati o
cavati, di traumi cranici e colli spezzati -, parte della stampa sosteneva
che con tariffe a “prezzo fisso si sarebbe avuto un incremento delle
denunce”.
Mamme scatenate per proteggere i loro giovanotti stupratori, toghe schierate
a difesa si appoggiano invece spesso e volentieri alla tesi del piacere che
provano le donne nell’“essere sopraffate”. E’ stato questo il cavallo di
battaglia della psicoanalista femminista Hélène Deutsch. “Di femmina incline
allo stupro” si discetta in trattati giuridici e si accompagna all’identikit
di chi “con abbigliamenti, scelte di vita” solletica le altrui brame e
desidera essere posseduta con forza.
E l’aggressore, questo sconosciuto? Anche il criminale è nelle tenaglie dei
luoghi comuni. Alla fine del XIX secolo si cercava di decifrarne la
personalità tramite la fisiognomica: naso rapace e organo sessuale extra
small erano i suoi tratti fondamentali, si diceva. All’inizio del ‘900 i
violentatori erano soprattutto gli “anziani”, ovvero gli over
quaranta-cinquanta che, con l’allungarsi della vita, vedevano protrarsi la
loro inappagata libidine. Il razzismo ha dato il suo contributo: i neri che
avevano tentato di violentare una donna bianca in Texas e Georgia potevano
essere condannati a morte, un bianco per lo stesso reato poteva beccarsi da
pochi mesi a qualche anno di prigione. Nel 1968 lo stupro diventò bandiera e
“atto di ribellione dei giovani di colore contro la società dei bianchi”: a
sventolare il vessillo fu Eldridge Cleaver. Il leader di “Potere nero” fece
poi ammenda di tanto orrore. Negli anni Trenta si presero di mira gli
“immigrati e i senza fissa dimora”. E la tradizione della caccia allo
‘straniero’ senza mezzi di sostentamento e reo a priori continua oggi più
che mai.
Attualmente l’abuso sessuale è in declino? La Bourke documenta che, a
partire dal 1910, violenze e soprusi sono in costante aumento, con una pausa
negli anni Cinquanta. Dai mitici Sixties in poi si è verificato un vero
exploit dovuto anche all’incredibile ascesa delle denunce: in Gran Bretagna
tra il 1985 e il 2003 sono passate da 1.842 a 12.293. Ma non sono diminuiti
i malfattori che se la spassano: più del 25 % delle vittime nel Regno Unito
non si rivolge alla polizia e meno del 5 per cento dei denunciati viene
condannato. Cambiano i riti e i miti ma lo stupro cresce e domina
incontrastato. E anche i tabù che lo accompagnano. |
|