Io sono mia  

voci e testimonianze dalla Casa delle donne

CONTRASTO

di
Francesca Sancin


Se i muri potessero parlare. È esattamente quello che fanno sulle pagine di Io sono mia (Contrasto Ed.), grazie alle foto di Giulio Sarchiola, i mille graffiti lasciati dalle donne sulle pareti di Palazzo Nardini, sede storica del femminismo romano, in via del Governo Vecchio 39. Poesie, slogan, messaggi d’amore, schegge di ironia. Grumi di sogno che diventano pensiero scritto. Esplosioni di colore su un intonaco eroso per agguato del tempo. E poi scale, stanze e corridoi dove il vuoto di oggi si fa mancanza e suggerisce il pieno di risate, sguardi e volti delle donne che li hanno abitati. Così ci sembra di conoscerli uno ad uno quando li troviamo nel bianco e nero vivissimo di Paola Agosti, fotografa indipendente che da sempre ha documentato il movimento delle donne. Anche queste foto sono raccolte nel libro, insieme alle interviste, tutte a cura di Virginia Cavaliere, ad Alessandra Bocchetti, Emma Bonino, Emanuela Fraire, Dacia Maraini ed Eugenia Roccella.
L’avventura del Governo Vecchio comincia la notte del 2 ottobre 1976, quando un gruppo di femministe del Movimento di liberazione della donna occupa il primo piano di Palazzo Nardini. Tutto finisce quand’era già finito, in realtà, e la polizia sgombera, il 17 settembre 1984, il palazzo, già abbandonato dai collettivi. L’anno successivo, l’inaugurazione della Casa internazionale delle donne in via della Lungara. Dietro una spessa catena, il portone di via del Governo Vecchio 39 ha custodito solitario sulle pareti segnate dal tempo la memoria,come le rughe su un volto raccontano anni pieni di vita.
“La Casa delle donne era un luogo autogestito in cui si poteva sperimentare molto, attraverso innumerevoli iniziative” racconta Eugenia Roccella, una delle leader del Movimento di liberazione della donna. E aggiunge: “Fu un’esperienza molto eccitante e frizzante in cui, tra l’altro, al di là di tutte le barriere tra movimenti, gruppi ecc., si formò una coesione che diede luogo a un autentico incontro”.
Realizzato da Contrasto per il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Io sono mia prova a raccontare idee, esperienze e lotte cui diedero vita le donne che abitavano la Casa o che di tanto in tanto ne hanno varcato il portone. Come Emma Bonino. Che non si è mai trovata a suo agio con l’autocoscienza - racconta: “probabilmente è perché sono piemontese di famiglia, con grande senso del pudore della mia vita privata, dei sentimenti” - ma fu a palazzo Nardini, da deputato, per opporsi alla polizia che voleva sgomberarlo. O Dacia Maraini, che col suo Teatro della Maddalena, gestito e diretto da sole donne, organizzò al Governo Vecchio scuole di fabbricazione di maschere, di canto, di mimo.
Personale e politico si incontravano: “Parlavamo di noi e del mondo” racconta Manuela Fraire, psicoanalista. E spiega: “Parlavamo di ciò che non ci piaceva del mondo, non soltanto nelle famiglie, ma per esempio di ciò che non andava nella politica”.
Il libro prova a fotografare tutto questo. E ci riesce. Alessandra Bocchetti, teorica del pensiero della differenza e tra le fondatrici del Centro culturale Virginia Woolf di Roma, ricorda così Palazzo Nardini: “Un luogo di grande allegria, dove sono stata veramente felice”. Ultimata la lettura di Io sono mia, anche chi non ha mai varcato in quegli anni la soglia del Governo Vecchio le crede d’istinto. Ogni pagina, infatti, restituisce la forza dirompente di un femminismo che, come spiega ancora Bocchetti, “ha fatto una grandissima cosa, ha messo nella testa di tutte le donne un’idea che prima non esisteva: la ricerca della felicità personale. Quest’idea non ci era stata trasmessa dalle nostre madri; da loro, semmai, avevamo appreso altri valori ma non il diritto alla ricerca della propria felicità, che oggi invece è radicato in tutte le donne”.

 
   
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