Corpi da consumare  


di Chiara Valentini

Guardare la tv con gli occhi di un'aliena, che arriva da un'altra realtà e ha tutta intera la capacità di indignarsi e di dirlo ad alta voce. Era probabilmente l'unica strada possibile quella scelta da Lorella Zanardo, che con un documentario di una trentina di minuti e l'aiuto di due amici maschi è riuscita dove generazioni di femministe avevano fallito.

Contro ogni ragionevole previsione, a questa ex manager madre di due ragazzini era bastato mettere in rete "Il corpo delle donne", un agghiacciante collage di esseri umani di sesso femminile che più spogliate e ridicolizzate dai vari programmi della nostra televisione non potrebbero essere, per risvegliare finalmente l'attenzione nazionale. Visto via Internet da un numero enorme di persone e commentato nei talk show, il documentario è diventato un caso mediatico e anche politico. Su tutta questa vicenda la Zanardo ha scritto un libro dallo stesso titolo, "Il corpo delle donne" (Feltrinelli, pp. 204, E 13), che ha il merito di approfondire sulla pagina scritta l'analisi della progressiva umiliazione delle italiane.

Non si tratta solo della ferrea regola per cui sul piccolo schermo le donne devono essere il più scoperte possibile anche se fuori nevica. C'è il voyeurismo ormai allo stadio grottesco, che costringe alle più strane acrobazie le soubrettes, si chiamino Belen Rodriguez o Valeria Marini, per frugarle con la telecamera nelle parti intime. C'è una misoginia inarrestabile, dalle veline mute di "Striscia la notizia" fino alla ragazza che si lascia appendere fra i prosciutti con il sedere marchiato. Ed è su questa tv di donne che solo nell'atto di mostrarsi riescono ad esistere che si forma l'immaginario delle generazioni più giovani. Ecco allora che il nuovo guru diventa il chirurgo plastico, capace di donare la perfezione fasulla dei manichini. Ecco il concorso di "Miss chirurgia estetica", uno dei tanti orrori della tv di oggi. Guardarla per credere, suggerisce Lorella Zanardo. Oltre che per cercare di cambiarla.i

L'Espresso, 16 luglio 2010

 
   
per informazioni: controparola@freemail.it