Anche le ragazze nel loro piccolo si incazzano  

In un infuocato pamphlet la scrittrice Silvia Balestra esprime tutta la sua indignazione per lo “strabiliante passo indietro” che stanno vivendo le donne. E le invita alla resistenza

di Chiara Valentini

Di ritorno da una settimana di convegni e discussioni che più o meno giravano tutti sugli stessi argomenti, (la pessima condizione delle italiane escluse dai luoghi di potere, esposte alla violenza maschile e alle molestie sul lavoro, minacciate perfino su libertà personali che sembravano inalienabili) trovo nella posta un piccolo libro uscito in questi giorni. Mi incuriosisce l’accostamento fra il nome dell’autrice, quella Silvia Ballestra che fra le scrittrici di nuova generazione si fa notare per anticonformismo e voglia di cantare fuori dal coro, e il titolo, “Contro le donne nei secoli dei secoli” (Il Saggiatore).

Più vado avanti a leggere, più la curiosità aumenta. Ma come, niente personaggi punk, niente strizzate d’occhio agli amati Carver e Leavitt, niente frecciate all’industria culturale italiana. E invece 91 pagine dove Silvia Ballestra scopre tutto d’un colpo lo “strabiliante passo indietro” che stanno vivendo le donne, spesso con la passiva complicità delle donne stesse.
Con lo sguardo stupefatto di chi si sveglia da una specie di letargo, Silvia rivisita i luoghi topici della disparità femminile. Sono luoghi dove i fulmini del cardinal Ruini contro ogni genere di libertà delle donne si incastrano come in un puzzle con le immagini pubblicitarie che riducono le donne stesse a pezzi di carne da esposizione in macelleria, come definiva l’abuso del nudo femminile una ricerca di Telefono Rosa. E chissà se Ballestra aveva mai letto quelle cifre e quelle riflessioni, o se è solo una lontana eco che le è arrivata all’orecchio.

Qualcosa che lei ha vissuto in prima persona è invece il referendum sulla fecondazione assistita, dove moltitudini di ragazze “abituate a pensare basic” si sono smarrite fra embrioni e tecniche eterologhe. E dove una società distratta e presa da altre preoccupazioni è stata catturata e messa in crisi sull’antagonismo donna-embrione da uomini senza figli come Giuliano Ferrara e da uomini senza donne come i vari prelati e cardinali della crociata astensionista. “Forse non poteva andare diversamente”, annota Ballestra con amarezza.

E poi c’è la violenza contro le donne, quel catalogo di stupri, botte e omicidi messi in atto da mariti, fidanzati e familiari vari che solo da poco anche in Italia cominciano ad essere considerati non come disgraziati fatti di cronaca, ma come parte di un fenomeno più generale. In Spagna gli hanno dato un nome preciso, violenza domestica, e tribunali speciali per giudicarne i colpevoli. In Italia, dove siamo tanto più indietro, solo recentemente, per la giornata internazionale della violenza contro le donne, abbiamo sentito per la prima volta slogan gridati nelle strade a proposito degli assassini che hanno le chiavi di casa. Ma i quotidiani ne hanno parlato poco o niente. E ha ragione Silvia Ballestra quando denuncia che la coscienza dell’emergenza ancora non c’è, anche perchè “la fatica di vedere la violenza contro le donne come un crimine di massa è enorme”, si preferisce pensare a qualche milione di casi singoli.

Questa fatica sembra che invece siano disposte a farla un numero crescente di ragazze e giovani donne. Sbalordite dalle ingiustizie e dal clamoroso arretramento di molti decenni che stanno vivendo le italiane, le vediamo nei cortei che sono ricomparsi in molte città. Le sentiamo usare termini come “patriarcato”, che fino a ieri sembravano relitti di un’altra storia, le sentiamo perfino più indignate di noialtre delle generazioni precedenti, troppo abituate al peggio. Confesso che mi ha fatto un certo effetto leggere la Ballestra-cult del “Compleanno dell’iguana”che conclude il suo pamphlet (ma lei lo definisce una scenata da lavandaia) con l’invito a organizzare una resistenza “alla repressione e alla discriminazione contro le donne”. Possiamo aspettarci che eredi tanto arrabbiate, dopo aver metabolizzato il passato e il presente, mettano in campo qualche idea nuova per un comune futuro?

 
   
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