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Amorosi
assassini
Storie di violenze sulle donne
Marina Addis Saba,
Cristiana di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti,
Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri,
Francesca Sancin, Mirella Serri, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini
Dal 19
giugno in libreria il nuovo libro di Controparola
Quattromilacinquecento
le donne che hanno denunciato aggressioni, stupri, molestie e
maltrattamenti. Centododici quelle che sono rimaste uccise. È la cronaca di
un anno, ma niente più che la punta di un iceberg. Il numero reale delle
vittime è agghiacciante: un milione e centocinquantamila donne maltrattate,
picchiate, violentate o uccise. Tredici autrici stilano una impressionante
cronologia dell’orrore, per raccontare una guerra che si fa ogni giorno più
cruenta.
«Abbiamo raccolto, in ordine
cronologico, circa trecento casi di violenza inflitta a donne da mano
maschile, avvenuti in Italia nel corso del 2006. Ma per ogni stupro o
aggressione denunciati, per ogni omicidio scoperto, quante violenze
rimangono coperte dal silenzio? Il non detto e il buio sono condizioni che
non permettono quantificazioni aritmetiche certe. È una mattanza
sottotraccia, che chiede di essere esaminata nel suo complesso. Appunto ciò
che vuol fare questo libro. Perché leggere un elenco di casi, nella sua
successione lunga un anno, rende il fenomeno visibile e non più ignorabile.
Su quindici di loro abbiamo puntato lo zoom». |
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Le anticipazioni
dall'introduzione del libro - l'Unità - 16 giugno 2008
L’Italia del femminicidio
Ti amo, perciò ti Uccido
È la punta di un iceberg quella che emerge
nelle pagine di questo libro. Abbiamo raccolto, in ordine cronologico, circa
trecento casi di violenza inflitta a donne da mano maschile, avvenuti in
Italia nel corso di un anno, il 2006. Si tratta di casi accomunati da due
caratteristiche: primo, essi sono diventati pubblici, ne hanno scritto,
cioè, agenzie di stampa e giornali.
Secondo, se ciò è
successo è perché erano delitti per i quali vigeva, per il magistrato, la
procedibilità d’ufficio, oppure perché essi sono stati denunciati dalle
vittime. Insomma: si tratta di omicidi o tentati omicidi, oppure si tratta
di stupri o di tentativi di stupro o, ancora, di aggressioni o violenze
d’altro genere. Ed ecco che l’iceberg, oltre questa punta, sotto i nostri
occhi comincia ad allargarsi. Per ogni stupro o aggressione denunciati, per
ogni omicidio scoperto, quante violenze contro le donne rimangono coperte
dal silenzio?
Il non detto e il buio sono condizioni che non permettono quantificazioni
aritmetiche certe. Si sa che nel 2006 sono state 112 le donne uccise da un
marito, un fidanzato o un ex, vittime cioè di un «amore criminale», come
diceva il titolo di una bella trasmissione di Raitre. Mentre nel nostro
paese diminuisce il numero generale degli omicidi, aumentano quelli di cui
sono vittime le donne. Il ministero dell’Interno ha registrato, poi, negli
stessi dodici mesi 4500 denunce per violenze, abusi, aggressioni, sporte da
donne a polizia e carabinieri. E la più recente e approfondita ricerca in
proposito condotta in Italia, quella elaborata dall’Istat, durata ben cinque
anni e presentata il 21 febbraio 2007 a Palazzo Chigi, basata su un campione
di venticinquemila donne tra i 16 e i 70 anni, ha dato un risultato
agghiacciante: in Italia il 91,6% degli stupri non viene denunciato; la
percentuale cresce quando si parla di aggressioni non sessuali: passa sotto
silenzio il 96% delle ingiurie fisiche subite, per mano maschile, dalle
donne.
continua... |
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Donna
picchiata, donna amata: lo dice il Prete
di Claudia Galimberti da l'Unità,
9 luglio 2008
«Credo che non troverà più un uomo che possa amarla così tanto». Non sono
parole affettuose di chi vuole ricomporre un’unione in crisi, sono le parole
agghiaccianti di padre Igino Ciabattoni, un religioso che crede fermamente
nell’«amore» di un uomo che, in realtà, ha massacrato di botte la ex moglie,
l’ha strangolata e poi, avvoltala in un sacco dell’immondizia, l’ha gettata
in un cassonetto, pronta per essere triturata senza lasciare traccia della
sua esistenza.
Igino Ciabattoni è il sacerdote fondatore e responsabile della «Croce
Bianca», la comunità di recupero dove dal 29 gennaio 2007 risiede Bruno
Carletti.
Lo stesso Bruno Carletti, responsabile del
teatro «Lauro Rossi» di Macerata, che il 4 luglio 2006 si accanì, nel modo
che abbiamo descritto, su Francesca Baleani. E quelle parole il religioso le
ha usate in un’intervista apparsa domenica sul Resto del Carlino, edizione
di Macerata. Titolo emblematico: «Fu un atto d’amore, cieco come la morte».
Già assimilare l’amore alla morte è a dir poco azzardato. Ma che Bruno
Carletti sia un «agnello» che cercava solo «affetto» e che la crudeltà sia
stata della sua vittima, colpevole di averglielo negato - ecco le parole
usate ancora da padre Igino - sembrano dichiarazioni surreali, venute da chi
non vuole né sapere né vedere la realtà dei fatti. Eppure padre Igino è il
responsabile del «recupero» di Bruno Carletti. E la morte purtroppo, in
questo caso, entra di prepotenza evocata non dall’amore, ma dalla violenza
di un uomo che aveva premeditato il delitto. Già, quella domenica mattina
portava le paste alla ex-moglie, ricorda padre Igino, ma si dimentica di
dire che con le paste portava anche la pala di legno che avrebbe poi usato
per massacrare Francesca.
Nel libro appena uscito per Laterza Amorosi Assassini, scritto con il gruppo
di Controparola, mi sono personalmente occupata proprio di questo caso. E
conosco i fatti che parlano solo di rabbia, di odio, di violenza lucida e
determinata. Bruno Carletti è reo confesso. Perciò è stato affidato alla
«Croce Bianca». Il 13 giugno scorso il giudice l’ha riconosciuto solo
parzialmente incapace di intendere e di volere al momento del delitto e
«soggetto socialmente pericoloso». Il 3 ottobre prossimo avrà inizio il
processo. La «Croce Bianca», però, dista solo quattordici chilometri dal
luogo in cui abita la vittima ed è per questo che, l’anno scorso, Francesca
Baleani scrisse una lettera all’allora Guardasigilli Mastella, sottolineando
l’angosciosa vicinanza cui era costretta e chiedendo che Carletti fosse
trasferito altrove. La lettera è una testimonianza così forte che noi
abbiamo voluto riprodurla nel nostro libro. La sua richiesta però non ha mai
avuto risposta. E anzi, come ricorda lo stesso religioso nell’intervista,
dal 18 giugno l’ex-marito ha ottenuto la libertà vigilata, dunque da quella
comunità può uscire. Ora, forse padre Igino confonde le parabole: parla di «figliol
prodigo» ma dimentica che il figliol prodigo del Vangelo non aveva tentato
di uccidere, disobbedendo al quinto comandamento di Nostro Signore. Forse ha
le idee confuse, padre Ciabattoni. Sottolinea infatti la ricerca di
«perfezione» nell’amore: allora, quando questo desiderio non viene esaudito,
si può anche uccidere? E non «vede», il religioso, l'altra, la vittima,
Francesca Baleani che non appare, non ostenta la sofferenza e la ferita che
le resterà tutta la vita, sapendo che l’uomo che aveva sposato la voleva
morta. Quante di noi potrebbero continuare a vivere sapendo che qualcuno ha
cercato di annientarci? Ma è Francesca che, per padre Igino, «sta torturando
il Carletti»: lo tortura perché non vuole parlare con lui, non vuole
incontrarlo. «Se potesse», l’uomo «vorrebbe riprendere il discorso da quel
caffè che, la mattina del 4 luglio 2006, non sono più riusciti a prendere
insieme» spiega padre Igino. Già, forse lei, la vittima, si ricorda che
l’ultima volta che ha visto l’ex-marito non hanno «preso un caffè insieme»
perché lui l’ha massacrata e quasi uccisa.
RASSEGNA STAMPA SUL CASO
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