2006, ecco dei romanzi senza data di scadenza  


di
Maria Serena Palieri

Romanzi o racconti da regalare a Natale? In libreria sono schierate le armate degli ultimi usciti e suggerirvi il nuovo Grisham o il nuovo Camilleri (pur godibilissimi) è come far piovere sul bagnato. Qui vi proponiamo dei titoli approdati sugli scaffali nel 2006, che a causa del turn over non trovate in evidenza tra le novità ma che, vi assicuriamo, hanno un «quid» che li rende non caduchi: meritano.
Uwe Timm, sessantaseienne tedesco, è uno scrittore che ha attraversato la penisola, in questo 2006, mietendo premi: il Napoli e il Mondello. Eppure è come se ancora restasse in ombra. Bene, Rosso (Le Lettere, pp.329, euro 22) - un titolo uscito a fine 2005 ma, appunto, rinverdito quest’anno dai riconoscimenti ricevuti - è il tipo di romanzo che ogni Paese desidererebbe avere, un romanzo che, come di sbieco, sprezzando la saga, racconta la Germania del secondo Novecento. Un uomo, investito da una macchina, è steso a terra, sanguinante. Di mestiere faceva l’oratore nelle cerimonie funebri e ora fa l’orazione di se stesso. Era uno studente comunista negli anni Sessanta, poi ha visto i compagni trasformarsi in raffinatissimi e facoltosi produttori di vino, lui ha un amore giovane, Iris, di professione fabbricante di luce...
Di Orhan Pamuk Istanbul (Einaudi, pp.388, euro 18,50): il neo-Nobel, con corredo di immagini, narra la sua città divisa tra due sponde, la metropoli d’acqua entro la quale ha scoperto la propria vocazione e ha inventato le sue storie.
Tash Aw, esordiente anglo-malese, con La vera storia di Johnny Lim (Fazi, pp.340, euro 16), ci ha regalato un personaggio imprendibile: nell’anno 1941, mentre la guerra dilaga, in Malesia, Johnny ha una doppia identità, imprenditore ambiziosissimo e in segreto aderente al Partito comunista, è un santo o forse un mostro, narrato da tre voci che si susseguono, ciascuna con la sua verità e ciascuna senza arrivare a sciogliere quell’enigma.
‘Ala Al-Aswani in Palazzo Yacoubian (Feltrinelli, pp.216, euro 16) narra la vicenda corale di un intero condominio, alloggiato in un celebre palazzo degli anni Trenta al Cairo, dove convivono i ricchi in fastosi appartamenti e i poveri nelle terrazze. Quel palazzo «è» l’Egitto di oggi, tra classismo perdurante e nuovo islamismo radicale. E, per la prima volta in un romanzo egiziano, si parla esplicitamente di omosessualità.
Allan Hollinghurst nella Linea della bellezza (Mondadori, pp.500, euro 19) porta un giovane gay socialmente ambizioso dentro la sontuosa residenza londinese del suo compagno di studi Fedden, figlio di un deputato conservatore. Siamo nel 1983 e Nick Guest (ospite già nel nome) assiste al tripudio dei tories thatcheriani. Anzi, ha addirittura modo di far danzare tra le proprie braccia lei, la Lady di ferro. Hollinghurst ci regala un ritratto «da dentro» di quegli anni, azzurrovestiti in omaggio ai celebri occhi della signora e imbiancati da quintali di coca.
Vikram Seth in Due vite (Longanesi, pp.527, euro 18,60) offre una poderosa storia di famiglia, documentata e arricchita da fotografie: quella di suo zio Shanti e di sua moglie Henny, lui studente di medicina nella Germania degli anni Trenta, lei ebrea-tedesca, poi marito e moglie per quarant’anni a Londra. Col mistero di quel silenzio di Henny sul proprio passato, e un baule di lettere che riaffiora, imprevisto, in soffitta, dopo la sua morte.
Alan Bennett è il drammaturgo inglese di cui Adeplhi ha pubblicato atti unici di humour nero come Nudi e crudi o La cerimonia del massaggio. In Scritto sul corpo (sempre Adelphi, pp.57, euro 5,50) effettua il suo coming out: racconta come scoprì di essere non solo «timido», «fine», «sensibile», gli aggettivi con cui la madre, moglie di un macellaio di Leeds, fregiava tutti coloro che, come lui, non le apparivano «ordinari», ma di essere gay. Un libro che è un gioiellino di delicata spietatezza.
La nonna vuota il sacco di Irene Dische (Neri Pozza,pp.330, euro 17) ha una singolarità: la voce «totale» - capace di affrontare qualunque argomento, il sesso come la Gestapo - con cui la «grande dame» del titolo narra la propria vita. Di buon lignaggio, ariana della Renania, negli anni Venti sposa un chirurgo decorato al valore nella Prima Guerra, peccato abbia un neo: è ebreo. E peccato che la signora abbia un fratello altissimo esponente del regime nazista. Da qui la fuga dalla Germania, l’approdo nel New Jersey, una figlia che si diverte a fare l’anatomo-patologa e una nipote che ne combina più di Carlo in Francia e che, guarda caso, si chiama, come l’autrice, Irene.
Di Nadine Gordimer, per Feltrinelli (pp.175, euro 16), Sveglia!. La scrittrice premio Nobel racconta la vicenda paradossale di un ambientalista, Paul Bannerman, cui viene diagnosticato un cancro alla tiroide e che, per via delle cure, diventa radioattivo per alcune settimane. Questo impone fra lui e gli altri una distanza che gli fa vedere le cose con occhi nuovi. L’idea narrativa è bellissima. E il Sudafrica che si muove intorno al radioattivo Paul è quello del dopo apartheid.
E gli italiani? Di Carmine Abate Il mosaico del tempo grande (Mondadori,pp.233, euro 16,50): a Hora, enclave italo-albanese in Calabria, arriva una misteriosa giovane bionda, Laura. L’accoglie Michele, neolaureato prossimo a emigrare. Ed ecco fluire le storie inanellate di anni, decenni, secoli di cultura «arberesh»... Di Carlo Fruttero Donne informate sui fatti (Mondadori, pp.196, euro 16,50): chi ha ucciso Milena, la giovane immigrata andata sposa a un ricchissimo piemontese? Un giallo raccontato attraverso otto voci femminili, dalla bidella alla carabiniera, un vero spasso di virtuosismo fonetico. Di Mariolina Venezia Mille anni che sto qui (Einaudi, pp.250, euro 15) saga di una famiglia di Grottole, nel Materano, antropologicamente densa e musicale. Di Marco Archetti Maggio splendeva (Feltrinelli, pp.271, euro 14), la vicenda di un adolescente che scopre di avere un potere paranormale: con lo sguardo sa far sparire persone e oggetti. E, visto che siamo in Italia durante il fascismo, perché non provare a far sparire il Duce? Di Franco Lucentini la postuma riedizione dei Compagni sconosciuti (Einaudi, pp. 104, euro 8,50), esordio narrativo del 1951: un racconto di leggerezza angelica e peso specifico totale, scritto in cinque lingue e ambientato in una babelica Vienna appena uscita dalla guerra, dove l’essere umano tenta - biologicamente, affettivamente - di ritrovare un senso e un posto.
da l'Unità, 18 dicembre 2006

 
   
per informazioni: controparola@freemail.it