Lettera a Romano Prodi  

Roma, 27 settembre 2005

Egregio Professore,

abbiamo letto con preoccupazione, nell’ambito del suo programma per la Primarie, la parte dedicata a “I giovani e le donne al centro dell’economia e della società”. Pur prendendo atto della sua intenzione di promuovere la presenza delle donne nell’economia, nella politica e nelle istituzioni, ci sorprende vederci assimilate ai giovani, che hanno problemi diversi dai nostri, mentre in altra parte del documento siamo addirittura citate (come risorse umane non opportunamente sfruttate) assieme agli immigrati. Per essere il 52 per cento della popolazione (e dell’elettorato) è veramente singolare! Francamente noi siamo convinte che il riequilibrio di diritti e opportunità fra i due sessi non possa essere confinato in un paragrafo, o magari delegato a un ministero senza portafoglio, se come ci auguriamo l’Unione vincerà le elezioni. Le chiediamo invece di far diventare questi temi una leva strategica del suo programma.

Oggi il mestiere di vivere, diventato più difficile in Italia negli ultimi tempi, è tanto più duro per noi donne. Perché abbiamo più difficoltà a trovare lavoro e più facilità a perderlo; perché il peso della famiglia continua a gravare in gran parte sulle nostre spalle; perché i consultori sono sempre meno numerosi e con meno fondi; perché la scuola, con i tagli al tempo pieno e agli insegnanti di sostegno, è diventata di minor aiuto alle madri; perché in Italia non è mai arrivato il welfare di prossimità, che ad esempio consente ad una madre in Belgio (come forse le sarà capitato di constatare con le sue collaboratrici a Bruxelles) di recarsi al lavoro anche quando il bambino ha una febbre improvvisa e non può essere portato al nido: in quel caso infatti l’omologa delle nostre Asl, la Mutuelle, provvede subito a mandare una persona qualificata a custodire il bambino nella sua casa.

Infine il mestiere di vivere è tanto più duro per noi donne perché, nonostante le ricerche continuino a rilevare i migliori risultati femminili nelle scuole e nelle università, le ragazze incontrano maggiori difficoltà a entrare nei lavori e nelle professioni e a fare carriera; specie dove gli avanzamenti avvengono per cooptazione e i dirigenti maschi “si dimenticano” delle donne quando si tratta di chiamare qualcuno a lavorare con loro (c’è a questo proposito uno studio dettagliato del CNR). Per tutte poi l’arrivo di un figlio diventa un elemento di discriminazione e di minori opportunità , in un mondo del lavoro che non sa o non vuole prender atto dei prezzi da pagare alla funzione sociale della maternità. La persistente denatalità italiana (appena corretta dalle immigrate) ne è la prova migliore.

Sintomo e anche causa di una così scandalosa situazione è la bassissima percentuale di donne in politica: ma all’analisi che anche lei fa di questa anomalia italiana non segue l’individuazione di concreti provvedimenti per riequilibrare la rappresentanza politica femminile. Per cominciare quindi vorremmo un suo impegno a promuovere una legge di attuazione del principio delle pari opportunità per la rappresentanza, che è stato inserito nell’articolo 51 della Costituzione, ma che nella formulazione votata dal Parlamento è privo di efficacia concreta.

E ancora: abbiamo accolto con favore il suo impegno a favore dei Pacs, subito criticato da una Chiesa sempre più aggressiva, ma non vediamo nel suo documento una ferma presa di posizione a difesa della legge 194.

Ci auguriamo, caro Professor Prodi, che lei vorrà far conoscere alle italiane le iniziative che intende prendere per rendere più accettabile la condizione femminile. Pensiamo che anche lei sia convinto come noi che è anche dalla partecipazione delle donne che si misura il tasso di democrazia di un Paese.
Le auguriamo buon lavoro,

il gruppo Controparola: Maria Rosa Cutrufelli, Cristiana Di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Carla Ravaioli, Loredana Rotondo, Marina Saba, Mirella Serri, Giuliana Sgrena, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini
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