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di
Lia Levi
“Questo lo capirebbe anche un bambino!” è una interlocuzione abbastanza
abituale entrata nel lessico chissà da quanto.
Ma un omologo “questo lo capirebbe anche mia moglie” potrebbe suonare un po’
stonato, specie se pronunciato oggi e magari in sede politica.
Ho detto “potrebbe”, e invece è proprio successo.
E’ successo il 15 giugno, come ci riferisce “Repubblica” nel suo pezzo “La
crisi spaventa i sindacati”.
Il Segretario della CISL Bonanni, nel corso della conferenza-stampa in cui
si illustravano le posizioni dei sindacati di fronte al problema della grave
situazione economica del paese, ha avuto l’estro, per meglio chiarire i
concetti espressi (evidentemente concetti elementari), di uscirsene con un
“questo lo sa anche mia moglie”. La signora Bonanni dunque, pure essendo
donna, pare che stia facendo grandi progressi culturali, ma…
Cosa si può dire? Certo ci si può provare con qualche caustica battuta,
perché l’argomento si presta, eccome.
Però io personalmente non ne ho tanta voglia.
Ci siamo accorti che a forza di “frizzi e lazzi”, battutone e battutine,
l’immagine della donna sta uscendo sempre più offuscata e ridicolizzata, e
che stiamo facendo paurosi passi indietro proprio quando ci si aggira
nell’ambito dell’agone politico?
Il sindacato è un organo di rappresentanza, e chi lo guida rappresenta
quindi una parte di cittadini-lavoratori, donne comprese (anche quelle per
cui afferrare un concetto è una vittoria sulla propria “ingenuità”
costitutiva)
Forse è tempo di smettere di pensare, come siamo tentate, che certe
esternazioni sono solo stupidaggini innocue. Innocue invece non sono perché
sono ormai tante.
Dire un fermo “basta” ci farà apparire meno di spirito ma forse sarà più
utile. |
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