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di
Dacia Maraini
A proposito del
delitto nella metropolitana di Roma, ho letto tanti articoli che deprecano
la crescente pericolosità della vita nelle grandi città, la crescita della
violenza fra i giovani, l’insicurezza urbana, i rischi dell’immigrazione,
l’aumento della prostituzione minorile. Ma non ho letto niente che riguardi
la giovane madre prostituta rumena che da qualche mese viveva in una
pensione di Tivoli. E niente sulla sua compagna ancora più giovane. Come
sono arrivate in Italia, quando, perché?
È orribile, s’intende, il gesto di una ragazza che in una lite impugna
l’ombrello come una lancia e trapassa l’orbita di una coetanea con cui ha
avuto un diverbio. Che la responsabile sia da punire severamente, nessuno lo
mette in dubbio. A questo penseranno i giudici. Ma mi sarebbe piaciuto che
in una occasione così drammatica, si facesse un quadro un poco meno
retorico della situazione: perché le minorenni di un paese che è appena
entrato nella Comunità europea, vengono in Italia a prostituirsi? chi le
conduce? chi le guida? chi approfitta di loro? chi dispone, nel vasto
mercato del sesso, del loro giovane corpo? Se è vero, come dicono le
statistiche dell’ONU che ci sono ogni anno in Europa 500.000 donne oggetto
di tratta, se è vero che le prostitute nella sola Italia ammontano più o
meno a 60.000 donne, di cui moltissime minorenni, per lo più straniere, se è
vero che questo traffico sfrutta (in minima parte alle interessate, in gran
parte al traffico internazione) una cifra che si aggira intorno a 15
miliardi di dollari all’anno, non sarà un poco ipocrita sostenere che “non
si capisce cosa ci stanno a fare qui”?
Da chi vengono comprate queste ragazze? Chi paga per appartarsi con loro in
una automobile, in un camper, oppure in una pensione, un locale notturno, un
appartamento? Non è fariseo accettare la presenza di migliaia di prostitute
minorenni sulle nostre strade, in nome della libertà di sesso e poi gridare
allo scandalo appena una di loro mostra quanto questo mestiere incattivisce
e abbrutisce? Ci sono tanti luoghi comuni sulle prostitute, che la
letteratura e il cinema hanno partecipato a diffondere, in cui si tende ad
abbellire, smussare il loro stato, spesso finendo col farne una vittima
convenzionale. Una tipo di donna che molti uomini sognano di incontrare. E
non incontreranno mai. Raramente ci si sofferma sulle volgarità, le
umiliazioni, le brutalità che insidiano la vita di una prostituta. È un
mestiere che se non stronca, incattivisce, imbarbarisce, risveglia odio,
paura, aggressività. Salvo casi rarissimi di donne consapevoli e adulte. Per
sopravvivere in un mondo dove si commercia in carne umana bisogna in
generale diventare duri, insensibili, pronti a difendersi con le unghie e
coi denti.
Ma i ricchi sono incontentabili: vorrebbero che le persone che sfruttano:
badanti, colf, accompagnatrici, infermiere, prostitute, fossero sempre
gentili, disponibili, oneste e grate. Vorrebbero che non fossero mai toccate
dal durissimo ritmo di una cultura che pensa troppo al denaro, diffonde
modelli di successo basati sulla moda, la bellezza e la ricchezza. E pure
bisogna riconoscere che nonostante una accoglienza non proprio generosa, in
maggioranza le badanti, le infermiere, le colf straniere sono gentili,
disponibili e oneste. E di questo dobbiamo ringraziarle. Altra cosa le
prostitute, spesso ridotte a schiave. Ma anche loro sono generalmente meno
risentite di quanto potrebbero essere. Tanto più è arrogante e ingiusto da
parte nostra prendersela con una comunità quando è solo di una persona che
si tratta. L’onestà, la cortesia, la disponibilità, la generosità si
diffondono con l’esempio, non certo coi precetti. Da
Il Corriere della Sera, 8 maggio 2007 |
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