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di
Chiara Valentini
Inquietante come sono spesso gli anniversari, ecco a voi la giornata della
violenza contro le donne, che sta diventando quasi un 8 marzo del lato buio
delle nostre vite: con la rabbia delle denunce femminili ma anche con
parecchia ipocrisia e qualche compiacimento istituzionale di troppo.
A ricordarci quanto sono lontane le donne molestate e perseguitate dal poter
contare su una difesa efficace da parte di magistrati e polizia c’è la
faccia fiduciosa e sorridente di Eliana Femiano, napoletana di 25 anni,
l’ultima vittima di uno dei tanti “amorosi assassini” (come dal titolo del
libro collettivo che abbiamo pubblicato con un gruppo di giornaliste e
scrittrici su questa mattanza quotidiana). Eliana, come tante altre, era
stata perseguitata a lungo da un ex che non si rassegnava all’abbandono.
Alla fine dell’anno scorso questo irriducibile ex,Luigi Faccetti, l’aveva
aggredita con un piccolo coltello, ferendola alla pancia e alla testa. In
galera Faccetti ci era rimasto 8 mesi, finché in pieno agosto un magistrato
gli aveva concesso gli arresti domiciliari, fidando nella sua buona
condotta. Così buona che due giorni fa il mite Faccetti ha aggredito di
nuovo Eliana. Questa volta però il coltello era adeguato alla bisogna. E la
ragazza è stata trovata morta in un bagno di sangue dai carabinieri,
chiamati dai genitori disperati perché lei non tornava a casa.
Con un magistrato più consapevole del pericolo di situazioni come questa
Eliana non sarebbe andata ad allungare la lista delle “amorose assassinate”,
115 nei primi 10 mesi di quest’anno. Come non sarebbero entrate nella lista
altre donne e ragazze che avevano denunciato i loro persecutori e, grazie
alla legge sullo stalking voluta da Mara Carfagna, perlomeno si erano viste
accogliere le loro denunce. Ma poi la cronica mancanza di uomini e mezzi
nelle forze dell’ordine e anche l’impreparazione che ancora c’è da molte
parti in materia avevano lasciato mano libera agli aspiranti assassini, con
modalità che si ripetono desolatamente da una parte all’altra d’Italia.
Già, la ripetitività delle molestie sempre più violente dell’uomo che non si
rassegna, la sua rabbia e la voglia di vendetta che spesso cresce proprio
dopo le denunce, l’inadeguatezza degli strumenti di difesa della vittima che
si sente sempre più stretta in un cerchio. Sono storie da brivido, che però
non appassionano i nostri telegiornali, per non parlare dei talk show sempre
in caccia di delitti da spettacolarizzare, di reality tipo Sara Scazzi da
propinare fino alla nausea. Invece nessuno di questi 115 delitti, tutti a
loro modo esemplari di un’emergenza che non basta denunciare solo il 25
novembre, si è meritato più di qualche accenno frettoloso. Con una sola
eccezione. A conquistare parecchio spazio mediatico è stata, in aprile, una
giovane donna ripescata cadavere dal lago di Como, a due passi dalla villa
di Geoge Clooney, con la gola tagliata. Una modella, forse una escort, una
arrivata dall’Est per qualche traffico strano, la fantasia si era
sbizzarrita. Ma quando poi si era scoperto che si trattava della solita
moglie ammazzata per gelosia dal marito che lei voleva lasciare, anche la
“ragazza del lago” era scomparsa di scena.
Rosablog, L'Espresso, 25 novembre 2010
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