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di
Maria
Serena Palieri
Una cerimonia della Presidenza della
Repubblica per l'8 marzo può rivelarsi una sorpresa, anziché un obbligatorio
appuntamento istituzionale, un doveroso sventolar di mimose? Ieri, nel
Salone dei Corazzieri del Quirinale - splendido monumento all'horror vacui,
tra ori, stemmi, altorilievi, arazzi, affreschi - eccola la sorpresa: per
noi in Italia è ancora remota l'ora di una Michelle Bachelet, di una Hillary
o una Ségolène for president, però non disperiamoci, la lunga marcia del
nostro femminismo qualcosa, anche se di più imprevisto, ha prodotto, un
presidente della Repubblica, il così pacato Giorgio Napolitano che mostra di
averne digerito e fatta propria la cultura. E, com'è spesso, la cartina di
tornasole non è tanto nell'insieme, ma nei dettagli.
Eccone quattro.
Primo: il Presidente spiega che il Quirinale ha voluto dedicare il proprio 8
marzo non a un generico «viva le donne», ma alle «donne per le donne».
Insomma, un 8 marzo 2007 che di questa festa che le più arrabbiate ormai
ribattezzano «strac'otto marzo...», recuperi un senso, quello d'origine: che
il futuro, per il nostro sesso, non c'è senza la relazione e senza il darsi
valore reciproco.
Secondo: Napolitano dice ciò che solo pochi uomini, e non tutte le donne,
hanno ancora capito, che non ci sarà mai «sicurezza, serenità, dignità» per
il genere femminile se non si passa dai maschi, se, nei ragazzi, non si
sconfiggono «le posizioni più incolte e le pulsioni più rozze».
Terzo: ma sì, parte da sé, dalla sua esperienza di nonno, anzi, usa
scherzosamente la parola chiave, «autocoscienza», per rivolgere un invito
«agli uomini di tutte le età perché si lascino attrarre sempre di più da
un'invasione di campo nella sfera dell'affettività e della cura familiare».
Quarto: tra le onorificenze che consegna, eccone una davvero fuori
protocollo, d'ispirazione zapaterista, quella di Cavaliere a Elena Miroglio.
Chi è la neo-Cavaliere? È l'inventrice di «Elena Mirò», il marchio di abiti
per signore floride, le cosiddette taglie comode, perché, spiega il
Presidente, «tra le costrizioni minori, ma non per questo poco fastidiose
cui le donne sono sottoposte, c'è anche la richiesta di un'eterna snellezza
e giovinezza». E qui nel Salone dei Corazzieri parte, liberatorio, un
applauso fuori protocollo. Non è poca cosa che al Quirinale si abbia
consapevolezza della clandestina guerra crudele che ragazze, donne grandi,
anziane, si sentono costrette a combattere ogni dì, con il sorriso in volto.
Grazie, Clio.
da l'Unità,
9 marzo 2007 |
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