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Caro professor Prodi,
dopo averla votata e dopo aver constatato con preoccupazione e ansia la poca
voglia di Berlusconi di farsi da parte secondo le normali procedure
democratiche, tiriamo un primo respiro di sollievo. Anche se fra mille
difficoltà, sembra che ci si stia muovendo verso la formazione del nuovo
assetto politico e istituzionale.
È quindi arrivato il momento , caro professor Prodi, di ricordarle quanto
sia grande l'attesa del mondo femminile nei confronti del governo che lei
sarà chiamato a presiedere. E che avrà fra i suoi compiti principali quello
di rimediare alle molte ingiustizie nei confronti delle donne che il
centrodestra e non solo lascia in eredità.
È un'intera cultura, quella dell'esclusione o delle marginalizzazione delle
donne dai luoghi in cui si esercitano la rappresentanza e il potere , che
deve essere spazzata via. In questo senso sarebbe doverosa , anche sul piano
simbolico, una presenza femminile ai vertici delle istituzioni. Speriamo
ancora che sia possibile. In ogni caso giudichiamo assolutamente ineludibile
la promessa, che lei stesso ha fatto, di almeno un terzo di donne in
ministeri autorevoli del nuovo governo.
Le ricordiamo però che l'appartenenza di genere è necessaria ma non
sufficiente. Dovranno essere donne decise a battersi per i diritti e le
libertà femminili, nell'ambito di una concezione laica della politica. E
poiché spesso gli interessi dei due sessi non coincidono, dovranno tener
conto del diverso impatto che molti provvedimenti, soprattutto economici,
hanno sulla vita di donne e uomini. Se queste attese risultassero deluse, il
governo in cui tutte vorremmo riconoscerci nascerebbe con il più grave degli
handicap.
Con i nostri migliori auguri di buon lavoro,
Il gruppo di Controparola
Roma, 26 aprile 2006
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