Lettera a Romano Prodi  

 

Caro professor Prodi,

dopo averla votata e dopo aver constatato con preoccupazione e ansia la poca voglia di Berlusconi di farsi da parte secondo le normali procedure democratiche, tiriamo un primo respiro di sollievo. Anche se fra mille difficoltà, sembra che ci si stia muovendo verso la formazione del nuovo assetto politico e istituzionale.
È quindi arrivato il momento , caro professor Prodi, di ricordarle quanto sia grande l'attesa del mondo femminile nei confronti del governo che lei sarà chiamato a presiedere. E che avrà fra i suoi compiti principali quello di rimediare alle molte ingiustizie nei confronti delle donne che il centrodestra e non solo lascia in eredità.
È un'intera cultura, quella dell'esclusione o delle marginalizzazione delle donne dai luoghi in cui si esercitano la rappresentanza e il potere , che deve essere spazzata via. In questo senso sarebbe doverosa , anche sul piano simbolico, una presenza femminile ai vertici delle istituzioni. Speriamo ancora che sia possibile. In ogni caso giudichiamo assolutamente ineludibile la promessa, che lei stesso ha fatto, di almeno un terzo di donne in ministeri autorevoli del nuovo governo.
Le ricordiamo però che l'appartenenza di genere è necessaria ma non sufficiente. Dovranno essere donne decise a battersi per i diritti e le libertà femminili, nell'ambito di una concezione laica della politica. E poiché spesso gli interessi dei due sessi non coincidono, dovranno tener conto del diverso impatto che molti provvedimenti, soprattutto economici, hanno sulla vita di donne e uomini. Se queste attese risultassero deluse, il governo in cui tutte vorremmo riconoscerci nascerebbe con il più grave degli handicap.
Con i nostri migliori auguri di buon lavoro,

Il gruppo di Controparola

Roma, 26 aprile 2006

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