CONTROPAROLA DISCUTE SUL NO DELLE DONNE ALLA POLITICA
Confronto tra le donne del Gruppo dopo la manifestazione contro la violenza sulle donne del 28 novembre 2009
 

 

Perché la piazza si svuota se le donne continuano a morire?

Francesca Sancin - 28 novembre 2009 - ha scritto:

«Le uniche che lottavano veramente erano le più anziane»: così una giovane collega appena tornata dalla manifestazione di Roma. E così il lancio dell’Ansa: «Alcune centinaia di donne partite da piazza della Repubblica stanno manifestando a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne dietro uno striscione con la scritta "basta!"». Alcune centinaia di donne. Un pugno di sognatrici che ancora ci credono. Dov’erano le altre? Dove si è rotto il filo? È il femminismo che non è stato capace di passarsi il testimone tra le generazioni? O forse sono le forme tradizionali di impegno che si sono svuotate, come insegna la resistenza eroica degli operai dell’Innse, ignorati finché non sono saliti in cima a una gru… noi su quale tetto dobbiamo salire? Una donna ogni tre giorni continua a morire per mano di un uomo che diceva di amarla. Forse non siamo state capaci di inventare forme nuove di protesta. Grazie, intanto, a tutte quelle donne che comunque oggi in piazza c’erano. Alla vecchia maniera.

Paola Gaglianone - 30 novembre 2009  - ha risposto:

Domande importanti quelle di Francesca, da fare a noi stesse, cercando insieme risposte.  Io personalmente credo che la sfiducia nella politica si rifletta anche nella sfiducia nella protesta.  Chi è in grado oggi di raccogliere le nostre voci? Di fare in modo che la quotidianità delle donne in fatto di sicurezza, parità ....cambi veramente?  Neanche i partiti della sinistra hanno realmente accolto nel loro dna un progetto di pari opportunità. Credo che in questo momento sia prioritario  esprimere il nostro NO alla autoreferenzialità della politica. Ci vorrebbero segnali forti e trasversali ai diversi orientamenti.  La rinascita del movimento delle donne secondo me può avvenire sul tema dell'inadeguatezza della politica che non vuole e non sa più gestire e amministrare il paese, perché imbrigliata da logiche interne alla sua sopravvivenza. Non so bene come, con quali strumenti, ma credo che anche l'astensione del voto, organizzata in modo non ribellistico, ma articolato possa essere in questo momento uno messaggio forte che rispecchia la gravità dei tempi.

Paola Gaglianone - 2 dicembre 2009  - ha risposto:

Carissime,
ancora una brevissima riflessione sulla necessità che le donne dichiarino il loro NO a questo tipo di politica, un semplice appunto per non disperdere alcuni argomenti da porre in comune. Ci sono momenti in cui più che rivendicare dei diritti, ci si deve chiedere se ci siano gli strumenti fondamentali di democrazia che li possano accogliere e gestire, e nel caso contrario adoperarsi perché questi strumenti si ristabiliscano. Credo che oggi sia prioritario mettere sotto gli occhi di tutti gli elementi o meglio i virus che inquinano la nostra democrazia e il nostro modo di fare politica e credo fortemente che siano le donne che possano farlo, non solo perché subiscono i danni maggiori in questa situazione di degrado della politica, ma soprattutto perché sono l'unica forza reale portatrice di una diversa concezione della gestione pubblica e dell'amministrare, perché sanno che l'unica verifica del gestire è data dalla soluzione di ostacoli reali al "benessere " (in senso lato) della persona.

Questo ci appartiene ed in questi anni lo abbiamo esportato dal privato al pubblico ed ora è il momento di rivendicarlo come nostra forza e competenza per ristabilire equilibri in una politica che crea "malessere", perché ha dimenticato la sua vera funzione. Penso che si debbano mettere a fuoco i punti prioritari da cui partire per ridare dignità alla politica. Insieme possiamo individuarli; io per ora vedo soprattutto un elemento come grande causa della crisi della politica: la logica della lottizzazione, che ha attraversato destra e sinistra, ha dato per scontato che la politica avesse competenze per gestire settori specifici, ha creato clientelismi e penalizzato competenze e professionalità. La lottizzazione nel mondo della comunicazione, nelle aziende pubbliche, nei ministeri, accettata come legge necessaria, è stato un virus deleterio che ha portato alla paralisi di questo paese. Una politica inquinata da questa logica non può salvaguardare nessuno, tantomeno le donne. E' solo un primo spunto nella messa a fuoco dei "virus" per arrivare ad individuare la "controparola" giusta della politica ed essere credibili in un eventuale protesta di sottrazione del nostro voto.

 
   
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