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Questa parità che fa acqua da tutte le parti | ||||||
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di Chiara Valentini Avete ancora in mente l’estenuante vicenda delle
quote rosa? Se non tutti gli ingarbugliati passaggi, le aule semideserte,
il numero legale che mancava a ripetizione, credo che ricorderete almeno
la fine: quella approvazione burla di una legge che doveva assicurare
un po’ più di spazio alle donne in un parlamento dove con
la riforma elettorale arrivata all’ultimo momento sono i partiti,
e solo loro, a decidere chi sarà eletto e chi no. E invece tutto
si è risolto nella solita presa in giro delle donne. Non si può definire
in altro modo un testo che non serve a niente, perché appunto
non è una legge. Per diventarlo doveva esserci anche l’approvazione
della Camera dei depuati, notoriamente impossibile: ormai il tempo della
legislatura era scaduto. Nelle settimane scorse la Presidente della Consulta
femminile del Lazio Paola Panerai e Benedetta Castelli, avevano avuto
un’ottima idea. Approfittando del fatto che c’erano a Roma
per un convegno le presidenti delle Consulte e delle commissioni di pari
opportunità di tutte le regioni d’Italia le hanno riunite
alla Casa internazionale delle donne. E poi hanno invitato i rappresentanti
dei vari partiti a raccontare a quel pubblico così speciale cosa
intendevano fare per rompere, anche in assenza di una legge, il soffitto
del 10 per cento della presenza femminile in Parlamento. A me è toccato
il compito di fare da moderatrice a un confronto abbastanza tempestoso.
Le presidenti, soprattutto del centro-sinistra ma anche del Polo, erano
esasperate A loro volta i partiti si erano ben guardati dal mandare in
campo ostile politici di primo piano. Con l’eccezione di Elettra
Deiana di Rifondazione, a portare la voce del palazzo sono arrivate figure
meno note, nessuna delle facce che vediamo esternare in Tv. Alleanza
Nazionale, l’Udc ma anche la Margherita non hanno mandato proprio
nessuno, a testimonianza di quanto l’argomento stia loro a cuore.
Per cominciare ho chiesto, a tutti quelli che c’erano, di dire
quante donne aveva eletto in Parlamento il loro partito. E’ stato
interessante vedere l’imbarazzo con cui il rappresentante di Forza
Italia, l’atletico senatore Testoni, mormorava a mezza voce: “Diciotto
bravissime colleghe fra Camera e Senato”. “Diciotto contro
232 maschi.”, ho precisato io un po’ perfidamente. Ancor
più nei guai si è trovato il rappresentante dell’Udeur
Santini, a cui è toccato ammettere che di donne in Parlamento
Mastella non ne aveva mandata neanche una, “ma questa volta speriamo
di rimediare almeno un po’…”. Per qualcun’altra le donne nei partiti e nelle
istituzioni sono troppo timide, non puntano abbastanza in alto. “Ci
vuole un salto di qualità, in futuro dobbiamo fare campagne su
obiettivi impegnativi, metterci in gara come segretario di partito o
presidente della repubblica”, diceva Franca Cipriani, vicepresidente
della consulta del Lazio. |
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