|
di
Controparola
Noi donne di “Controparola” siamo nate come gruppo quindici anni fa con un
obiettivo: dire una parola a favore delle donne e contro il disinteresse, la
prepotenza, l’ottusità, la cecità della cultura androcentrica, in sintesi,
contro il maschilismo.
Ma proprio noi, professioniste della parola – siamo tutte giornaliste e
scrittrici – ci siamo sentite spesso condannate all’afasia: tutto ciò che
dicevamo rimaneva inascoltato, non trovava cassa di risonanza. Oggi vogliamo
approfittare dello spazio che nelle ultime settimane si è aperto al
dibattito su alcuni giornali. Abbiamo espresso e oggi vogliamo continuare a
esprimere il nostro sdegno, il nostro disgusto, la nostra incredulità
rispetto alla volgarità e alla protervia di un presidente del consiglio che
tratta il corpo femminile come fosse una merce, che induce i telegiornali a
tacere o a mentire. In uno spazio pubblico completamente appaltato ai media,
quasi esclusivamente alla tv , le parole giuste non hanno spazio. Proviamo a
immaginarne qualcuna: misura, pudore, rispetto, affetti, compassione,
dignità, onestà…
Per questo, e perché un’iniziativa delle donne che si è chiamata,
significativamente, “Usciamo dal silenzio”, con le sue imponenti
manifestazioni, non ha avuto l’impatto politico che avvenimenti analoghi
ebbero in altri tempi, pensiamo sia necessario che tutte le donne che
credono nel valore di un’esperienza comune trovino un momento di confronto.
Per questo anche noi proponiamo che, appena possibile, nelle grandi città si
organizzino degli appuntamenti collettivi.
Ma sentiamo anche il bisogno di dare una sveglia alla politica: ai partiti
di opposizione, e in particolare alle donne che in essi rivestono ruoli di
responsabilità, per il loro silenzio su questi argomenti e per l’ambiguità
con cui sono intervenute sulla questione della “vita nascente”o della
pillola Ru486. Non c’è da stupirsi, quindi, se questa pallida opposizione
non è intervenuta con decisione su gli altri grandi problemi della vita
femminile: maternità consapevole, doppio lavoro, servizi sociali,
rappresentatività.
Agosto 2009 |
|