Lo stupro è un omicidio

 


di
Maria Serena Palieri

Gentile presidente del  Consiglio, ci sembra  necessario tornare sulla  sua battuta. «Ci vorrebbero  tanti soldati  quante sono le belle ragazze», perché,  nella sua leggerezza, nasconde  un’ignoranza pesante una tonnellata.  Primo: nel suo strizzare l’occhiolino  agli stupratori (li considera in  fondo uomini incapaci di resistere  al fascino femminile), lei tradisce  l’idea che ha di se stesso, in quanto  essere umano di sesso maschile.  Un’idea animalesca, verrebbe superficialmente  da dire, non fosse  che gli animali, lo stupro, non lo praticano.  Gli animali si accoppiano anche  con aggressività, ma rispondendo  all’istinto riproduttivo. E già, ora  bisogna spiegarle, signor presidente  del Consiglio, cos’è uno stupro.  Lo stupro non è un’esperienza che  attiene alla sfera erotica né, appunto,  a quella biologico-riproduttiva.  Lo stupro attiene alla stessa sfera  cui attiene l’omicidio. È un’uccisione  traslata. Da quando la violenza  sessuale, in alcune parti del nostro  pianeta, ha smesso di essere considerata  una storia brutta, ma vecchia  come il mondo e «naturale»,  da quando insomma si è cominciato  a cercare di capire, le voci delle  vittime - finalmente ascoltate - raccontano  concordi questo: il terrore  che assale chi viene stuprata è lo  stesso di chi si trova tra le mani di  un assassino. E questa è una delle  due facce della questione. L’altra sono loro:  i violentatori. Maschi sedotti  senza possibilità di scampo da un  paio di belle giovani gambe lasciate  scoperte da una minigonna? Così  voleva una certa vulgata una quarantina  d’anni fa. Ma il fatto è che i  violentatori colpiscono dappertutto.  La cronaca registra di portantini  che violentano vecchiette in barella  reduci dall’anestesia, registra - di  continuo - violenze su disabili. Già,  lo stupro è un assassinio sotto altro  nome: è paura dell’altro sesso che  sconfina nell’odio. Ed è sopraffazione  del più forte sulla più debole: è  vigliaccheria. È questo, signor Presidente,  il mondo a cui lei ha voluto  strizzare l’occhiolino?

L'Unità, 27 gennaio 2009

 

 
   
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