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di
Lia Levi
Il
fatto. Il Presidente dello Stato d’Israele,
Moshé Katsav, accusato di violenza sessuale, quasi sicuramente finirà sotto
processo,. La giustizia israeliana si sta muovendo in questo senso.
Un commento estemporaneo. Il Presidente russo Putin, a commento della
vicenda, tira fuori, a microfoni che credeva spenti, una battutaccia con cui
esprime un apprezzamento da lui considerato spiritoso per le gesta del
collega. Un uomo così potente – dice – da riuscire a “farsi” dieci donne, ci
fa sentire tutti invidiosi.
Un altro fatto. L’ex Premier del
governo spagnolo Aznar, di fronte a una domanda politicamente da lui
ritenuta provocatoria di una giornalista, non risponde e preferisce renderle
la penna con cui aveva firmato un libro, infilandogliela nella scollatura.
Che dire? Certo né Putin né Aznar sono incriminabili per legge. Processi al
cattivo gusto non sono ancora previsti, ed è certo un bene democratico che
non lo siano, anche perché le aule dei trbunali sarebbero intasate in
permanenza.
Però non è proprio possibile accettare tutto, anche perché le frasi
pronunciate da qualcuno dei “Grandi” hanno una risonanza diversa da quelle
del solito avventore del solito Bar dello Sport, perché bene o male questi
personaggi rappresentano milioni di cittadini. Né vale per Aznar la
“presunzione d’innocenza”, vale a dire un momento di distrazione, una gaffe
dovuta allo stress della politica, e così via.
Ancor meno può valere per Putin il fatto che le sue parole sono andate in
onda a sua insaputa, perché se le ha dette è certo che le pensava, e con lui
purtroppo anche tantissimi maschi che si saranno sentiti per così dire
“assolti” dall’autorevolezza della cattedra da cui quelle parole sono state
pronunciate.
Che fare? Cosa si può dunque fare di
fronte a questo degrado del linguaggio e della gestualità nei confronti
delle donne, parole e gesti che riflettono perfettamente una mentalità dura
a morire, anzi, che di morire non ha la minima intenzione?
Dove e come si può agire? Protestare comunque sempre per scuotere la
sensibilità pigra della pubblica opinione, d’accordo, questo va da sé.
Bisogna non stancarsi mai di cercare di educare, e ancora cercare, sempre.
E’ soprattutto la scuola che può farlo, ovviamente accanto alla famiglia.
Provare a fare pressioni sulla scuola, magari offrendo in qualche modo il
nostro aiuto. Non è un’idea tanto originale, ne convengo, ma scorciatoie non
ci sono. E di una sorta di “corso di rieducazione”, oltre che di educazione,
c’è davvero tanto bisogno. Proviamo a chiedere alle persone, anche a quelle
molto vicine a noi, un parere sincero su questi due episodi, e avremo delle
sorprese. Anzi no, non ci sorprenderemo molto nel registrare una sorta di
blanda disapprovazione e qualche sorriso. Ma andiamo! Putin non era in onda!
E Aznar avrà pensato che il suo gesto era di simpatia, perfino di
ammirazione. Provate.. |
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