Giù le mani dalle donne  

di Chiara Valentini

Sono giovani. E sparse in tutta Italia. Si sono mobilitate via Internet per scendere in piazza a Roma e dire basta alla violenza. In particolare a quella dei mariti, dei compagni e degli ex perché “quasi sempre le donne conoscono bene le facce degli uomini che le stuprano, le umiliano, le massacrano”.


Anche questa volta tutto è cominciato con una mail. Come per la manifestazione che l’anno scorso aveva portato in strada a Milano duecentomila donne in difesa delle legge sull’aborto, anche adesso l’effetto valanga della comunicazione via internet è stato velocissimo. Con una sola differenza. A preparare il corteo del 24 novembre a Roma contro la violenza è scesa in campo una generazioni di giovani e giovanissime, spinte verso la politica al femminile dalla scoperta di quali dimensioni abbia appunto la violenza contro le donne e quanto sia pericoloso il futuro che le aspetta. Sono senza dubbio impressionanti le cifre che da poco più di un anno circolano anche in Italia e passano di bocca in bocca, di collettivo in collettivo, animando riunioni e assemblee. «Come si può continuare ad accettare che ogni anno almeno 130 donne siano assassinate nel nostro paese, nell’80 per cento dei casi da mariti, compagni ed ex? Che la valanga di violenze e minacce che ricevono in casa vengano denunciate solo in misura minima, anche perchè poche sanno che si tratta di reato?», si accalora Monica Pepe, l’autrice della mail di chiamata.

MAISTATAZITTA. Monica, che lavora all’ufficio stampa della Terza università di Roma, ha dato vita assieme a varie compagne ad un sito (www. controviolenzadonne.org), che ha messo in rete più di 350 gruppi sparsi in tutta Italia e che rimanda il profilo in parte inaspettato del nuovo movimento. Di fronte ad una violenza sommersa che, secondo i dati dell’Istat, tocca nel corso della vita quasi sette milioni di italiane fra i 16 e i 70 anni, la reazione delle più giovani sembra quella di ritornare alle radici del femminismo. Non proprio prevedibili le parole con cui i gruppi romani denunciano una «società patriarcale» dove la violenza contro le donne non deriva dalla devianza di singoli, ma «dal dominio storico di un sesso sull’altro». L’insistenza è in particolare sulla violenza domestica, perchè «quasi sempre le donne conoscono bene le facce degli uomini che le stuprano, le umiliano, le massacrano», come replicano da Milano le ragazze di maistatazitta. Mentre vari collettivi bolognesi hanno chiesto una manifestazione senza uomini. Ma quasi in un rovesciamento di ruoli, le donne delle associazioni storiche hanno detto no. E le ragazze si sono rassegnate alla presenza dei maschi «a patto che non si facciano troppo notare».

L’AVVOCATA E’ RIMASTA A CASA. Ma ci sono anche altre protagoniste di questa chiamata a raccolta femminile, le donne dei centri antiviolenza, gli unici luoghi dove da tempo trova aiuto chi è in difficoltà. Operatrici, consulenti e avvocate di questi centri, assediate da richieste crescenti a cui spesso non riescono a far fronte, scendono in piazza anche per chiedere nuove regole che prendano atto dell’emergenza italiana. Una di loro, forse in questo momento la più nota, è rimasta a casa. Si tratta di Giovanna Fava, ferita a una spalla dalle pallottole dell’albanese che nel tribunale di Reggio Emilia, durante l’udienza di separazione, aveva tirato fuori una pistola ammazzando la moglie Vjosa, colpendo la sua avvocata e poi uccidendosi. «Questo caso ha fatto rumore sui giornali perché si è sparato in un’aula di tribunale. Se fosse successo per strada sarebbe stato subito dimenticato», dice Giovanna Fava. Questa coraggiosa avvocata, che fa parte di una rete di 400 professioniste della violenza contro le donne, aveva denunciato più volte il marito per conto di Vjosa. Aveva ottenuto una semplice misura di allontanamento, cioè un’ingiunzione ad allontanarsi, del tutto inefficace perchè non comporta sanzioni: ma è l’unica possibile con la legge attuale.

FAR FRONTE ALL’EMERGENZA: Anche per questo da tempo si chiede una nuova legge. Un testo c’è, anche se piuttosto farraginoso, firmato da Barbara Pollastrini e da altri ministri. Ma la sua vita è decisamente tormentata. Bloccato da quasi un anno nella commissione Giustizia della Camera, è oggetto di un braccio di ferro fra Ulivo e Polo, che non vuole alcune norme sui gay. Anche una parte dei cattolici vede di malocchio l’inevitabile messa sotto accusa della famiglia come luogo di violenze e ha imposto un articolo che prevede il tentativo di conciliazione della coppia. Un’assurdità, secondo gli esperti, che ha come solo effetto di aggravare il conflitto. Per far fronte all’emergenza si è stralciato intanto il reato di stalking, le molestie persecutorie di cui, come tante altre, è stata vittima Vjosa, sperando in un cammino più rapido. Ma inutilmente. La violenza contro le donne e il femminicidio, di cui parla il nuovo movimento, a Montecitorio e dintorni non sembra considerata un’emergenza nazionale.

Da L’Espresso, 29 novembre 2007

 
   
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