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Nel 2007 le
donne uccise sono state 149, 37 in più dell'anno prima
di Dacia
Maraini
Femminicidio: una parola che sul vocabolario non c' è, come tante altre
parole nate di recente che indicano la divisione di genere. È vero che la
parola Uomo comprende anche la donna, ma scrivere «omicidio» quando l'
uccisione di un essere femminile per mano di un essere maschile si ripete
tanto spesso, è giusto? Ha senso trattare la violenza come anonima e
astratta, prescindendo dai generi? Le statistiche ci dicono che non è lo
stesso visto che ogni due giorni muore una donna per mano di una uomo, che
spesso è anche suo marito o suo compagno di vita. Secondo i dati della
Direzione centrale della polizia criminale, nel 2007 ci sono state 5.492
donne che hanno denunciato maltrattamenti. Tenendo conto che, come calcola
la stessa polizia, solo il 5% delle donne picchiate si decide a denunciare,
possiamo immaginare il buio sommerso di violenze quotidiane che non
rientrano nelle statistiche. Fra le denunce 1.321 vengono da straniere.
Invece, le donne uccise nel 2007 sono state 149, trentasette più del 2006.
Per quanto riguarda il 2008, si hanno per ora solo i dati del primo semestre
e sono allarmanti. Già si contano 2.543 denunce per maltrattamenti e 81
omicidi. Se dovesse continuare con questo ritmo, il numero delle donne
maltrattate e di quelle assassinate diverrebbe il doppio dell' anno passato.
Forse la parola femminicidio non è così azzardata. Ma perché tanti uomini si
accaniscono contro le proprie donne strangolandole, accoltellandole,
tagliandole a pezzi, chiudendole nei sacchi dell' immondizia e gettandole
nei cassonetti, come abbiamo letto e continuiamo a leggere sui giornali?
Alcuni dicono che la crescita esponenziale viene dall' aumento delle
denunce. È possibile, ma varrebbe solo per i maltrattamenti. Gli omicidi non
dipendono dalle denunce. Sono fatti che parlano da sé. E ci dicono che
troppe donne muoiono per mano di chi sostiene di amarle. Il contrario non si
dà. Non ci sono ogni anno 149 uccisioni di uomini per mano di donne. Quindi
è logico parlare di una differenza di genere. Ma la domanda rimane senza
risposta. Perché tanti uomini sono portati a uccidere le donne che hanno
amato e dicono di amare ancora? Sinceramente non credo che gli uomini siano
per natura stupratori, picchiatori e assassini. Ma, come sostengono
antropologi e scienziati, siamo tutti figli di una cultura che divide e
forma, nomina e istituisce. Non solo regole, ma idee di se stessi, miti,
feticci, sogni, segnali di identità. I comportamenti sono determinati della
cultura, non della biologia. Margarete Mead ha dimostrato con chiarezza
quanto il concetto di maternità, per esempio, cambi secondo i luoghi in cui
si nasce, i modi in cui ci si procura il cibo, in cui si dividono i compiti.
E così con la pratica dell' aggressività, del dominio, del rapporto
gerarchico fra i sessi. Se l' amore virile viene vissuto come diritto alla
proprietà del corpo e della libertà della donna amata, nel momento in cui
lei dimostrerà una volontà autonoma il concetto di virilità dell' uomo andrà
pericolosamente in frantumi, trasformandolo in un aggressore, a volte anche
in assassino. Nessuno può vivere con una idea spezzata di sé.
Corriere della Sera, 2 dicembre 2008 |
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