CORAGGIO ESIBITO MA VERO  

di LIA LEVI

Montanelli ha scritto: "Se si dice che uno ha carattere significa che ha cattivo carattere". Oriana aveva a dismisura "carattere" e "cattivo carattere". Aveva forza, determinazione e un coraggio esibito e vociante ma reale, e la capacità di fare delle proprie convinzioni una bandiera e una battaglia in cui non ci si poteva mai arrendere. Era una specie di Giovanna d'Arco, la guerriera comunemente accettata come simbolo dell'eroismo femminile, anche se non tutti ricordano tanto bene per che cosa sii battesse la famosa "pulzella". Bene, Oriana si presenta con la stessa valenza di simbolo. Di lei però le idee le conosciamo, eccome!, visto che gliele abbiamo sempre sentite strillare senza remore ed esitazioni. Il suo essere così "estremo" e "gridato" l'ha portata in tempi più recenti a sventolare posizioni non accettate da chi ama confrontarsi attraverso un dialogo civile. Certamente ne era consapevole e ne valutava spavaldamente i pericoli. Ricordiamola però anche con quell'altra spavalderia, quella che l'aveva portata giovanissima alla lotta partigiana e ad affrontare a viso aperto de con le braccia sfrontatamente appoggiate ai fianchi, dittatori, prepotenti e colonnelli

di CLAUDIA GALIMBERTI

È morta una donna coraggiosa. La morte di Oriana Fallaci non può non colpire tutta una parte storica del femminismo italiano, quando la Fallaci si batteva per i diritti delle donne, meglio per i diritti umani in generale. La prima inviata di guerra, la prima a rendere coraggiosamente pubblico il suo aborto, motivo di riflessione per tante donne. Da adolescente l’ho ammirata, appariva ai miei occhi come una eroina, che combatteva una battaglia per i diritti, in lotta contro le dittature. Polemica con i più forti, dalla parte dei deboli. Forse la delusione per la mancata affermazione delle democrazie, l’amarezza per le difficoltà del dialogo e dell’integrazione, che Lei vedeva a senso unico e viveva come un debolezza dell’Occidente contro un pericolo che, novella Cassandra, individuava nel “nemico” Islam, l’hanno spinta alle posizioni estreme che tutte noi conosciamo e che non abbiamo mai condiviso. Ma non possiamo cancellare il suo passato e il contributo che ha dato all’emancipazione delle donne.

di MARIA SERENA PALIERI

Confesso, tra le spinte, sempre misteriose, che mettono in moto un destino, nel mio ha avuto un ruolo la fotografia di Oriana Fallaci con elmetto e treccine sulla copertina di “Niente e così sia”: se in questa vita ho fatto la giornalista, c’entra anche quella foto. A quindici anni, tanti ne avevo quando lessi quel suo reportage dal Vietnam, un peccato di ingenuità mi sembra perdonabile. Credo che Oriana Fallaci, cui non perdono le posizioni deliranti e nefaste degli ultimi anni, sia stata però un esempio per le ragazze di una o più generazioni: sei donna, ma se vuoi, se lo desideri, puoi fare la reporter e finire nei posti più cruciali del mondo…

di CRISTIANA DI SAN MARZANO

Una maestra di giornalismo, la maestra. Ecco come mi piace ricordare Oriana Fallaci. La sua tecnica di scrittura delle interviste, studiata nelle università di giornalismo di tutto il mondo, è stata, e lo è ancora, fondamentale per la mia generazione. Lei si preparava, leggeva tutto sull'intervistato, e aveva pronto un lungo elenco di domande. Non gli dava tregua, ribatteva su ogni affermazione, tornava sugli argomenti. Cercava, a volte già l'aveva, una chiave per raccontarlo ai lettori. Subito dopo l'intervista, che registrava sempre,cominciava la seconda parte del lavoro. Sbobinava, tagliava, ricostruiva. Quel che era stato detto in fondo finiva in cima, e viceversa. Un duro lavoro di montaggio, ma alla fine i suoi ritratti era perfetti. Non una virgola era casuale. Per noi, piccoli giornalisti, era un dramma leggere una sua intervista fra i ritagli che chiediamo per prepararci a un incontro con un personaggio: nei suoi pezzi c'era già tutto... Purtroppo ormai da tanto tempo ci aveva privato del piacere di leggerla in quella che era la sua specialità. I giornali sono tutta immagine, gli spazi per i testi sempre più brevi, le interviste sempre più frettolose. Il mestiere del giornalista, alla Fallaci, sembra ormai superato. Lei stessa lo aveva abbandonato.

di CARLA RAVAIOLI

Una giornalista battagliera e vincente. Una scrittrice di successo internazionale. Una donna di coraggio e determinazione. Siamo tutte d’accordo. Ma questo non può farci dimenticare che l’ultima e più diffusa opera della Fallaci nasce da una posizione di duro razzismo, impermeabile a ogni possibile confronto e discussione; e che proprio questa è la principale ragione della straordinaria accoglienza che il mondo (la parte più retriva del mondo) le ha riservato. Se ci guardiamo attorno, e riflettiamo sulle iniquità e i rischi della realtà attuale, il giudizio sul suo lavoro e la sua vita non può non essere ridimensionato.

di ELENA DONI
Oriana, come giornalista e come scrittrice, è stata la prima a capire che per fare udire la propria voce in quest'epoca che produce quotidianamente milioni di voci, conviene fare appello alle emozioni e non alla ragione. Lo ha fatto con grandissimo talento, cavalcando l'onda alta del momento. I suoi racconti sono sempre avvincenti, le sue opinioni quasi sempre irragionevoli.

 
   
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