Da quando il desolante rumore mediatico è finito e mentre i politici che l’hanno alimentato, da Berlusconi in giù, cercano con poco successo di rovesciarlo a proprio vantaggio, nuove figure occupano il nostro immaginario.Con Eluana che se se n’è andata da un momento all’altro, quasi per sfuggire all’accanimento legislativo che l’avrebbe inchiodata chissà fino a quando alla sua non vita, il protagonista di questa versione ipermoderna di una tragedia greca diventa suo padre, Beppino Englaro.
Al contrario di tutti
quelli che nel male e nel bene hanno preso la parola in
questa storia, il signor Englaro non ha niente dietro di
sè. Non l’accanimento religioso della chiesa cattolica
romana che chiede a tutti, anche ai non credenti, di
ubbidire passivamente ai suoi precetti. Non la
convinzione che con l’iniziativa politica si può
cambiare il mondo rendendolo migliore, come la sinistra
laica. E nemmeno la scelta di usare la propria morte
come testimonianza e sfida, come hanno fatto i radicali
Luca Coscioni e poi Welby e Nuvoli.
Che cosa ha mosso allora in questi interminabili 17 anni
Beppino Englaro, fra tribunali e interviste e lettere
pubbliche, lasciate in genere senza risposta, a capi di
governo e personalità varie del nostro paese?E’ una
domanda che mi ero fatta più volte, via via che come
moltissimi altri mi sentivo sempre più coinvolta nel suo
dramma. La risposta credo di averla trovata adesso, a
storia conclusa. Englaro ha scelto di agire nello spazio
pubblico- mentre per mettere fine al calvario di sua
figlia sarebbe stato tanto più semplice affidarsi a un
medico compiacente- in nome dei suoi valori
individuali,della responsabilità familiare, della sua
idea di civile convivenza. Ha preteso che Eluana , “il
purosangue della libertà”, come l’ha definita, se ne
andasse non da un’uscita di servizio ma dalla porta
principale. E questo in nome del diritto degli esseri
umani di scegliere la propria morte in un’epoca dove
spesso non è più il destino ma la tecnica a farla da
padrone.
E ho capito anche perchè questo eroe solitario che si
chiama Beppino Englaro non abbia mai ceduto al
suggerimento che gli hanno fatto in tanti di mettere in
circolazione un’immagine dell’Eluana del presente, un
piccolo scheletro di meno di 40 chili, con gli occhi
vuoti e una piaga di decubito anche in faccia.Eppure lo
sapeva bene che avrebbe fatto grande impressione e forse
avrebbe impedito al nostro presidente del consiglio di
dire che Eluana stava così bene che poteva addirittura
fare un bambino. Ma Englaro ha voluto che sua figlia
restasse nel nostro immaginario com’era, bella e piena
di speranza nell’unica vita vera che ha vissuto, fino a
17 anni fa. Anche a costo di sentirsi chiamare assassino
da fanatici vari, da dover accettare la protezione di
una scorta e da dover leggere sull’Avvenire, il
quotidiano dei vescovi, “il padre si è fatto giudice e
boia”.
E allora si capisce meglio anche quella sua frase detta
subito dopo la notizia della fine di Eluana, “Ho fatto
tutto questo da solo e voglio finire da solo”. Proprio
rivendicando come singolo quel diritto in modo tanto
estremo ha aperto agli altri nuove strade di libertà.
