Beppino Englaro, eroe solitario 

 

di Chiara Valentini - da Rosablog, l'Espresso

Postato  il 10 Febbraio, 2009

Da quando il desolante rumore mediatico è finito e mentre i politici che l’hanno alimentato, da Berlusconi in giù, cercano con poco successo di rovesciarlo a proprio vantaggio, nuove figure occupano il nostro immaginario.Con Eluana che se se n’è andata da un momento all’altro, quasi per sfuggire all’accanimento legislativo che l’avrebbe inchiodata chissà fino a quando alla sua non vita, il protagonista di questa versione ipermoderna di una tragedia greca diventa suo padre, Beppino Englaro.

Al contrario di tutti quelli che nel male e nel bene hanno preso la parola in questa storia, il signor Englaro non ha niente dietro di sè. Non l’accanimento religioso della chiesa cattolica romana che chiede a tutti, anche ai non credenti, di ubbidire passivamente ai suoi precetti. Non la convinzione che con l’iniziativa politica si può cambiare il mondo rendendolo migliore, come la sinistra laica. E nemmeno la scelta di usare la propria morte come testimonianza e sfida, come hanno fatto i radicali Luca Coscioni e poi Welby e Nuvoli.

Che cosa ha mosso allora in questi interminabili 17 anni Beppino Englaro, fra tribunali e interviste e lettere pubbliche, lasciate in genere senza risposta, a capi di governo e personalità varie del nostro paese?E’ una domanda che mi ero fatta più volte, via via che come moltissimi altri mi sentivo sempre più coinvolta nel suo dramma. La risposta credo di averla trovata adesso, a storia conclusa. Englaro ha scelto di agire nello spazio pubblico- mentre per mettere fine al calvario di sua figlia sarebbe stato tanto più semplice affidarsi a un medico compiacente- in nome dei suoi valori individuali,della responsabilità familiare, della sua idea di civile convivenza. Ha preteso che Eluana , “il purosangue della libertà”, come l’ha definita, se ne andasse non da un’uscita di servizio ma dalla porta principale. E questo in nome del diritto degli esseri umani di scegliere la propria morte in un’epoca dove spesso non è più il destino ma la tecnica a farla da padrone.

E ho capito anche perchè questo eroe solitario che si chiama Beppino Englaro non abbia mai ceduto al suggerimento che gli hanno fatto in tanti di mettere in circolazione un’immagine dell’Eluana del presente, un piccolo scheletro di meno di 40 chili, con gli occhi vuoti e una piaga di decubito anche in faccia.Eppure lo sapeva bene che avrebbe fatto grande impressione e forse avrebbe impedito al nostro presidente del consiglio di dire che Eluana stava così bene che poteva addirittura fare un bambino. Ma Englaro ha voluto che sua figlia restasse nel nostro immaginario com’era, bella e piena di speranza nell’unica vita vera che ha vissuto, fino a 17 anni fa. Anche a costo di sentirsi chiamare assassino da fanatici vari, da dover accettare la protezione di una scorta e da dover leggere sull’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, “il padre si è fatto giudice e boia”.
E allora si capisce meglio anche quella sua frase detta subito dopo la notizia della fine di Eluana, “Ho fatto tutto questo da solo e voglio finire da solo”. Proprio rivendicando come singolo quel diritto in modo tanto estremo ha aperto agli altri nuove strade di libertà.

 
   
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