Per una democrazia vera  

Sei ministre, nemmeno il venticinque per cento del nuovo governo, e quattro di esse senza portafoglio. Quattordici sottosegretarie nel plotone dei settantré. In più, l’assegnazione delle competenze è stata effettuata secondo un’idea classica, o se vogliamo arcaica, di ciò che viene considerato“femminile”, dalla “famiglia” ai “giovani”. Possiamo essere soddisfatte del nuovo governo? Nel corso dei mesi abbiamo visto l’urgenza di una giusta rappresentanza dei saperi e dei bisogni di più della metà dell’elettorato italiano passare attraverso il setaccio delle logiche delle segreterie dei partiti, aggravate dal nuovo sistema elettorale. Certo, in senso numerico le donne al governo sono il triplo di quelle del governo precedente. Ma sono tali e quali quelle dell’ultimo governo di centrosinistra. E con poteri ridotti. Ciò che secondo noi è grave è che non si sia imposta, anche oggi, la questione della rappresentanza femminile come vitale questione democratica. Un paese dove le donne hanno maturato competenze a tutto campo nella vita civile e lavorativa, ma dove un solo sesso – quello maschile - occupa il novanta per cento della vita pubblica è un paese a democrazia monca. Dispiace, anche, che le donne coinvolte in questa trattativa – sappiamo bene estenuante – non abbiano trovato il modo di fare efficacemente rete tra loro, scavalcando le appartenenze di partito, e di imporre tutte insieme il problema di una giusta rappresentanza . Ora cosa fare? Chiediamo alle neo-ministre, con portafogli o senza, alle vice-ministro, alle sottosegretarie, di rilanciare la partita: di spendersi da quei posti al massimo per far superare all’Italia questo stallo che le pone in coda ai paesi civili.. Da una nuova legge elettorale alle politiche di sostegno al lavoro femminile, tutto può essere utile a disegnare una democrazia vera e nuova, su misura dei due sessi.

 
   
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