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Violenza. Con la stanchezza di chi deve sempre ricominciare lo stesso
discorso, l'universo femminile continua a chiedere ''giustizia''
di
Francesca Koch
- Casa Internazionale delle donne, Roma
da
Aprileonline
Come se non fosse già abbastanza orribile il
susseguirsi di omicidi nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, come se
non avessimo già gridato che la violenza sessista è crimine politico, in
pace e in guerra (giacché fondamento originario della convivenza e della
politica sono proprio le relazioni tra i sessi) ora la Corte d’Appello di
Cagliari aggiunge al perpetuarsi di violenze anche l’oltraggio di una
riconsiderazione della loro gravità: se compiute dal coniuge vengono derubricate a molestie e a fatti “di lieve entità”. Ritorna l’indignazione,
la rabbia che già avevamo espresso poche settimane fa, quando la terza
sezione penale aveva alleggerito, con criteri analoghi, la pena per il
patrigno violentatore della figlia minorenne.
Queste sentenze aberranti rappresentano una ulteriore gravissima violenza
simbolica; esprimono un immaginario perverso e inquietante sulle relazioni
tra i sessi e sulle donne, ricondotte a puro oggetto del potere maschile.
La violenza, effetto delle relazioni umane di potere, rinvia piuttosto
all’autore (agli autori); è legata alla perdita di senso, alla incapacità di
agire la relazione, alla crisi del legame politico e sociale. Una tale
perversione del desiderio di possedere si fonda esattamente sulla negazione
della donna come soggetto e sulla disumanizzazione dell’altro/a; se non è
frenata da limiti istituzionali o psicologici, tende all’affermazione della
propria potenza principalmente attraverso l’atto sessuale.
La vittima può ritrovare riparazione quando la giustizia, a nome della
collettività e pubblicamente, mette un nome alla sua sofferenza e punisce il
suo carnefice ( e questo è vero per i genocidi, per le stragi, e per gli
stupri); sono le istituzioni che devono circoscrivere la dialettica della
violenza e restituire alle vittime l’integrità della loro umanità e dignità
personale.
Per questo è tanto più grave che la corte di Cagliari si sia sottratta a
questa doverosa azione di risarcimento etico e di sanzione giuridica e
simbolica, e abbia invece praticato la strada omertosa del potere maschile,
lubrificata come d’abitudine dalle nauseanti liturgie sui legami familiari e
dall’occultamento della realtà degli abusi e delle violenze che proprio in
famiglia vengono compiute, ancora oggi, impunemente.
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