Si doveva fare di più  

di Katia Zanotti e Marisa Nicchi

da Aprileonline
Si è persa un’occasione, si è decisamente persa un’occasione ieri, giornata di presentazione e giuramento del nuovo Governo dell’Unione, per dare un segnale politico forte, di innovazione vera e sostanziale, concretamente praticata, di discontinuità, che qui e ora, nella politica italiana, si può esprimere innanzitutto e soprattutto attraverso una modificazione della rappresentanza dei sessi nella partecipazione al potere politico.

Insieme alla soddisfazione per avere fra i Ministri sei donne di esperienza indubbia, competenza certa e autorevolezza politica, è diffuso fra le donne, assai più di quel che arrivi sotto i riflettori dei media, un sentimento di delusione, ma ancor di più di rabbia, la rabbia che emerge profonda di fronte alle aspettative deluse e le promesse mancate. Ancora una volta si conferma il non riconoscimento della soggettività politica delle donne perché tale riconoscimento imporrebbe una modificazione concreta nella rappresentanza, nelle forme, nei contenuti della politica, mentre all’orizzonte si intravede ancora solo il buio profondo di una politica sempre più impoverita, più verticale e diseguale, più separata dai mutamenti sociali.

Dal Governo dell’Unione, è inutile dirlo, ci si aspettava un maggiore numero di donne ministro perché il numero fa in questo caso la qualità della politica. Ci si aspettava la ricomposizione nella rappresentanza di un equilibrio che in sessanta anni di vita della Repubblica è stato tanto così gravemente compromesso da rendere l'Italia agli ultimi posti nelle graduatorie mondiali. E’ ciò che è avvenuto in altri paesi d’Europa e del mondo e che dimostra che non si parla di questioni impossibili, irrealistiche. Più semplicemente si tratta di volerle e di ritenerle priorità.
Era una scelta ancor più indispensabile dopo i famigerati cinque anni del governo Berlusconi contro le donne e la loro libertà.

Ci si aspettava un segnale, anche sul piano simbolico, di forte assunzione di quella soggettività per segnare una modifica di passo nei contenuti e nelle forme. Invece e’ Rosi Bindi, dopo aver giurato da Ministro, a dichiarare che le donne al Governo sono poche e per di più sono assegnate a ministeri deboli. Questo esito interpella direttamente anche le donne, i gruppi dirigenti femminili dei partiti innanzitutto, così opportunamente chiamati in causa da Ida Dominijanni nel suo intervento sul Manifesto di martedì scorso. Noi, che del gruppo dirigente delle donne DS facciamo parte, sentiamo l’urgenza di una riflessione franca, vera, sui percorsi di accesso delle donne ai luoghi del potere. Ci sembra che ragionarne insieme ad altre donne sarebbe il modo migliore. Si può trovare il modo per farlo? 

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