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di
Chiara Valentini
La storia di Anna Politkoskaja
è prima di tutto la storia di una giornalista che considerava questo
mestiere, troppo spesso maltrattato dagli opportunisti, dai voltagabbana o
dai malati di protagonismo, come una missione civile. Una sua frase semplice
semplice aveva colpito Adriano Sofri,“ Voglio fare qualcosa per gli altri
usando il giornalismo”. E lei aveva cominciato a farlo in modo tutto
speciale, quando aveva incontrato il dramma della Cecenia, con la sua
violenza e le sue contraddizioni. Come altre e altri che si trovano a
condividere la quotidianità di paesi esposti al tiro incrociato di un
esercito invasore e di un terrorismo feroce, aveva scelto di stare con i più
deboli, con le donne e i bambini di Grozny e con i civili perseguitati e
torturati a cui dava voce. Ma Anna aveva anche avuto il coraggio di mirare
al massimo livello del Kremlino, al sempre più autoritario Vladimir Putin,
inchiodato in un pamphlet molto venduto all’estero ma proibito in patria,
una spina nel fianco per il potere russo.
Anna Politkoskaja, in tutto questo, non era un’incosciente o un’aspirante
martire. Era una delle ultime voci di un giornalismo esploso negli anni
della perestojka, fatto da straordinari cronisti che sapevano unire
l’aggressività d’indagine di noi occidentali a una cultura profonda che
veniva da lontano, dalla grande letteratura russa ma anche dall’humor nero
di chi era stato a lungo costretto al silenzio. Anna amava accanitamente il
suo paese e rifiutava di accettare la fine di ogni speranza, il ritorno
all’autoritarismo e alla corruzione. Non l’ho conosciuta personalmente nei
miei molti viaggi a Mosca, ma conoscevo bene il suo mondo. Non faccio fatica
a immaginarla che esce carica di carte dal suo giornale per andare alle
riunioni di qualche fondazione per i diritti umani o alle manifestazioni di
piazza del Maneggio, finchè ci sono state, o magari a prendere le sue figlie
a scuola, e intanto compra in fretta qualcosa per la cena. Anna non aveva
privilegi, in quella città dalla borghesia intollerabilmente ricca e
corrotta che è diventata Mosca, non aveva scorte e accumulava nuovi nemici
ad ogni articolo. Ma aveva il dono di comunicare ed era molto amata da tanta
gente che ormai non può più contare su quasi niente. Si diceva di un’altra
donna notissima e straordinaria ammazzata anche lei sulla porta di casa, la
deputata Galina Starovoitova,, che la sua forza era di aver conservato nel
terremoto di questi anni il coraggio, la sincerità e la capacità di
commuoversi.Anche per Anna Politkoskaja non si potrebbe trovare un’epigrafe
migliore. |
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