Con il burqa o nude. Non è libera scelta  

La cancellazione del corpo e la spinta a esibirsi: due soprusi sulle donne

di Dacia Maraini -

Una immagine che viene dalla Giordania : donne coperte di lunghe vesti e veli neri che incorniciano le facce pallide. Protestano brandendo cartelli che dicono no alla nuova proposta di legge governativa. Tante donne, tanti corpi infagottati. Tanta furia in quel poco che si vede delle loro bocche aperte all’urlo di disapprovazione. Ma cosa propone la nuova legge? Proibire il matrimonio delle bambine con uomini anziani. Una legge umana, di semplice buon senso, che vorrebbe proteggere l’infanzia rubata, vorrebbe preservare le adolescenti le da matrimoni devastanti e infelici, vorrebbe difendere le bambine dallo stupro consacrato. Ma per queste donne velate non va bene. Esse sono, per “libera scelta”, contrarie alla legge. E a chi chiede stupito la ragione, rispondono che è l’amore di Dio che le spinge: obbediscono alla legge religiosa e difendono le tradizioni”.
Un’altra immagine, un’altra storia. Una donna col burqa viene portata in questura poiché una legge vieta di nascondere del tutto il viso per strada. La donna viene interrogata: chi le impone il velo totale? Nessuno, dichiara lei, sono io che scelgo. Ma poco dopo in questura arriva il marito a protestare: “Mia moglie è libera di portare il burqa, non c’è una legge che lo vieti, d’altronde è lei che lo pretende nessuno la costringe”. La polizia insiste che una persona deve essere identificabile. Allora l’uomo ribatte, indignato: “Se voi proibite a mia moglie di esprimere la sua libera volontà, io da domani non la farò più uscire di casa”.
Perché ho rammentato questi due casi di cronaca recente? Per chiedermi e chiedere a chi crede nelle dichiarazioni di volontà: fino a che punto queste donne esprimono la loro “libera scelta”? Quale libertà manifestano nel costringere le loro figlie a sposare, appena puberi, un anziano che neanche conoscono? Fino a che punto sono consapevoli di andare contro i propri interessi? E l’uomo che dichiara con baldanza la libera scelta di sua moglie per poi, con comica contraddizione, asserire che non la farà piu uscire di casa, in che considerazione tiene il volere della moglie?
Questo per dire che la parola libertà ha tante facce e non tutte chiare e interpretabili. A volte fa comodo attribuire a libera scelta ciò che è il risultato di un lungo condizionamento, di una ignoranza totale dei diritti civili. Spesso le scelte cosiddette autonome sono ottenute con una cultura del dominio e della manipolazione, con il ricatto morale e l’abitudine alla soggezione.
Mi chiedo se una cosa simile non stia accadendo anche nella società italiana che si pretende emancipata, liberissima e moderna. La continua esibizione del corpo femminile per ragioni di mercato, si dichiara, è una libera scelta delle donne. Ma si può considerare sincera preferenza? O non si tratta piuttosto di un sottomettersi, a volta anche stupido e vile, al ricatto diffuso: o mostri il tuo corpo in modo allusivo e volgarmente seduttivo, o non lavori? La spinta a esibire continuamente e banalmente la carne nuda, non assomiglia in senso contrario alla ossessiva cancellazione del corpo femminile?
 

Il Corriere della Sera, 1 giugno 2010

 
   
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