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ARCHIVIO | ||||||
Riportiamo i nostri documenti, iniziative, appelli divisi per anno |
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| Cronologia | |||||||
| 1993 | |||||||
Tra
febbraio e maggio conferenze-stampa (Sala del Cenacolo a Montecitorio,
Sala stampa estera, Sala stampa italiana) per sensibilizzare l’opinione
pubblica sugli stupri di massa in Bosnia. Lancio di
una grande raccolta di firme su un appello alle Nazioni Unite per l’istituzione di
un tribunale internazionale e perché lo stupro di guerra sia considerato
un reato contro il genere femminile dell’umanità.
All’iniziativa
prendono parte l’Associazione Telefono Rosa e l’Associazione
per la Salute della Donna, numerose giornaliste, parlamentari e personaggi
del mondo della cultura. In marzo viene lanciato l’appello a non devolvere l’otto per mille alla chiesa cattolica, dopo che il papa aveva invitato le mussulmane di Bosnia vittime dello stupro etnico a non abortire(“Donne, non date alla Chiesa l’8 per mille!), che riceve ampio risalto in tutti i media e attira i fulmini dell’Osservatore Romano. |
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| 1994 | |||||||
Dichiarazione
pubblica in cui ricordiamo a Irene Pivetti, Presidente della Camera dei
Deputati, che aveva parlato positivamente di ciò che Mussolini
aveva fatto per le donne, le numerose leggi anti-donne del fascismo:
per contrastare lo studio delle donne, impedirne l’insegnamento,
dimezzarne
i salari, confinarle in uno stato di minorità nell’ambito del diritto
famigliare. La nostra dichiarazione viene ripresa con evidenza da alcuni grandi quotidiani. Nei mesi successivi lavoriamo alla pubblicazione del libro “Piccole Italiane”.(ed.Anabasi). |
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| 1995 | |||||||
Lettera
al Corriere della Sera a proposito di una copertina dell’Espresso
che, per denunciare il bombardamento degli spot berlusconiani, ritrae
una donna
nuda, prona, in posizione umiliante. Questo tipo di immagini, è stato
spesso affermato, serve a far vendere qualche migliaio di copie in più: “ma
l’uso immotivato e offensivo del corpo femminile a fine di lucro non rientra
forse nel reato di lenocinio?”, chiediamo. Lettera aperta a Romano Prodi: “stiamo seguendo con simpatia la Sua campagna politica ed il giro delle cento città. Ci siamo però stupite nel vedere il suo equipaggio, come nei film di guerra degli anni ’40, composto esclusivamente da uomini”. In un’altra lettera aperta a Prodi ci dichiariamo sorprese per la disponibilità, data subito dopo la diffusione dell’enciclica “Evangeliun vitae”, a modificare la legge 194. La lettera è firmata anche dal Coordinamento Donne della Cgil e della Uil, dall’Unione Cristiana delle Giovani, da varie altre associazioni, professioniste, donne del mondo dello spettacolo. |
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| 1996 | |||||||
“Morire
di silenzio” è il nome che diamo al nostro appello per le donne dell’Afghanistan, “condannate dal regime dei Taleban
all’emarginazione, all’ignoranza, alla negazione del corpo
e del pensiero, alla privazione dei diritti primari di ogni essere umano”. Alla conferenza stampa alla Libreria Internazionale Il Manifesto
arriviamo coperte da improvvisati burqa: ci riprende il TG3, aderiscono il gruppo
Onda Rosa di Napoli, le donne del Buon Pastore di Roma, alcune donne
musulmane e Giuliana
Sgrena, che entrerà qualche anno dopo a fare parte di Controparola. |
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| 1998-1999 | |||||||
Negli
ultimi mesi del ’98 esce su vari giornali la nostra “Lettera
al cliente”, indirizzata ai molti clienti della nuova
prostituzione che
arriva dall’Est e dai paesi extraeuropei. Nel febbraio ’99 la lettera è pubblicata
dall’Espresso e messa anche nel sito on line di Chiara Valentini, dando
il via ad un dibattito telematico che va avanti per mesi in un forum del settimanale. Lunghe discussioni e inizio del lavoro preparatorio del libro “Il Novecento delle italiane”, un secolo di storia al femminile del nostro paese. |
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| 2000- 2001 | |||||||
| Si conclude il lungo
e complesso lavoro sulle italiane. Il libro esce a gennaio 2001 dagli Editori
Riuniti. Il titolo completo è “Il Novecento delle
italiane- una storia ancora da raccontare” ed è firmato da 16 donne
di Controparola. Molte e interessanti le recensioni e i dibattiti in tutta
Italia. Nel maggio del 2001 lanciamo un “Appello alle elettrici di Roma” perché scelgano come sindaco Walter Veltroni. “Votiamo e facciamo votare Veltroni per tutelare valori e interessi vitali delle donne” è il nostro invito. |
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| 2002-2003 | |||||||
| Proseguono le presentazioni
de“Il Novecento delle italiane”. Discussioni interne al gruppo
su quali strade scegliere per il nostro lavoro, dopo lo sforzo collettivo
del libro. Nell’autunno 2003 iniziamo alla Casa internazionale delle donne di Roma un ciclo di dibattiti su vari argomenti di attualità. Si comincia con la fecondazione assistita. |
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| 2004 | |||||||
| Continuano fino
a giugno i dibattiti alla Casa internazionale delle donne. Si discute di
prostituzione, di istruzione (“La scuola che vogliamo” è il
titolo, in polemica con le innovazioni della ministra Moratti), si dà conto
delle lotte per i propri diritti delle donne dei paesi islamici. A maggio esce su “L’Unità” e su altri quotidiani la nostra lettera di solidarietà a Tina Anselmi per il malevolo ritratto di Pia Luisa Bianco nel terzo volume di “Italiane”, pubblicato dal Ministero per le pari opportunità a cura di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia. Ne segue un dibattito nel mondo femminil-femminista sull’uso della storia e sulla rilettura del passato recente. A ottobre inviamo una lettera al presidente e ai 700 parlamentari dell’Europarlamento e al presidente designato della Commissione europea perché Rocco Buttiglione non venga nominato Commissario alle libertà civili. “Le esternazioni di Rocco Buttiglione sull’omosessualità e quelle non meno gravi sulle donne si inquadrano in un integralismo risorgente in tante parti del mondo”, scriviamo. |
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| 2005 | |||||||
In
febbraio vengono fatte varie iniziative per contribuire a tener alta
l’attenzione
sul rapimento in Iraq di Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto e socia
di Controparola.
Il 10 febbraio c’è un affollato incontro con giornaliste italiane e straniere alla Casa Internazionale delle donne. Il 19 Controparola partecipa alla manifestazione nazionale a Roma per la liberazione di Giuliana. Le socie sfilano con tatzebao appesi al collo con la scritta “Giuliana libera, liberi tutti. Negli ultimi giorni del mese organizziamo alla Federazione nazionale della Stampa una mostra delle foto scattate da Giuliana nei suoi viaggi in Medio Oriente. Da aprile in poi ci sono varie iniziative per sostenere i quattro si al referendum del 13 giugno sulla fecondazione assistita. Viene stilato un appello perché le donne si impegnino a creare una rete pro voto, sottoscritto da molte protagoniste del mondo della cultura, della scienza e dell’economia e presentato in una conferenza stampa il 25 maggio. Il 9 giugno varie donne di Controparola partecipano al sit-in in piazza Monte Citorio per sensibilizzare al voto. Il 27 settembre c’è l’invio di una lettera a Romano Prodi (pubblicata dall’Unità) in vista delle primarie di ottobre. Si chiedono al candidato premier del centro sinistra impegni precisi sulla rappresentanza femminile, sull’occupazione, sui salari. Dalla fine di settembre Controparola partecipa a varie iniziative di protesta per l’attacco ai diritti e alla libertà femminile. 29 settembre sit-in davanti al Senato in favore delle quote rosa. 20 ottobre, dibattito alla Casa internazionale delle donne su aborto, consultori e RU486. Partecipa alle riunioni del neo movimento femminista in preparazione della manifestazione nazionale del 14 gennaio 2006 a Milano. |
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| per informazioni: controparola@gmail.com | |||||||